«Siamo esasperati, la situazione è diventata insostenibile e il governo deve stringere i tempi e trovare i soldi per portare a termine i lavori alle bocche di porto». A parlare è il sindaco: lancia un appello a Mario Monti a fare presto perché Venezia annega. Sulla stessa linea l'assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni: «Sono appena tornato da un sopralluogo e ho visto una città in ginocchio, il governo deve intervenire per porre rimedio a questa situazione finendo in fretta i lavori del Mose». Il governatore Luca Zaia, dalla Marca ha rivolto un pensiero «a tutti i veneziani, a coloro che hanno vissuto in forte disagio. C'è il rischio che ormai ci sia una assuefazione rispetto al termine acqua alta». Zaia ha quindi fatto una correlazione con la massima di marea e la difficoltà nello stesso periodo del sistema idrico della terraferma di scaricare in mare: «C'erano le stesse condizioni dell'inizio novembre di due anni fa quando il Veneto è stato funestato dall'alluvione: scirocco, precipitazioni intense e alte temperature accompagnate dallo scioglimento della neve in montagna». Restano le polemiche sul ritardo della segnalazione dell'esatta previsione, ma Orsoni difende il Centro previsioni e segnalazioni maree. Due gli argomenti a favore dei tecnici del Comune: l'eccezionalità, quasi l'unicità di quello che è avvenuto; i limitati strumenti tecnologici a loro disposizione. «L'evento di ieri è stato fuori da qualsiasi schema perché è avvenuto durante una fase di alta pressione», spiega il sindaco, «si tratta di un fatto tanto anomalo da spingere i tecnici del Centro a dover rivedere tutti i loro modelli di previsione. Hanno fatto e stanno continuando a fare un lavoro straordinario e c'erano talmente tante variabili da mettere assieme per prevedere un evento atmosferico simile che non era possibile pretendere previsioni molto precise. Chissà, solo uno stregone avrebbe potuto». «E poi ci vogliono altri strumenti», conclude il sindaco, «al Centro maree fanno il massimo avendo a disposizione una strumentazione artigianale». «E indispensabile che si rifinanzino a tutto campo gli interventi di tutela della citta». Interviene anche l'assessore a Gianfranco Bettin. «Non a caso», aggiunge, «la Legge Speciale dice che Venezia è di preminente interesse nazionale». Tutela, ricorda Bettin, «vuol dire escavo dei canali, restauro di palazzi e fondamenta, ma anche funzionamento degli organismi di controllo, come ad esempio il Centro Maree, e in generale le attività' di monitoraggio». «Che sia una cifra fissa come propone il Pd» prosegue l'assessore, «o una percentuale sui finanziamenti del Mose come propone l'Udc, quello che importa è che riprenda il flusso di risorse finanziarie per tutto quello che Mose non è: i costi di mantenimento di un ecosistema lagunare come quello di Venezia e della sua laguna sono costi insostenibili da qualunque autorità locale». Per l'assessore ai Lavori pubblici Alessandro Maggioni devono arrivare in fretta anche i finanziamenti decisi da tempo ormai dal Comitato interministeriale e poi partiti da Roma. «Si tratta di fondi della legge speciale», spiega, «e se fossero già arrivati probabilmente avremmo potuto rialzare qualche riva e qualche pavimentazione che è finita sott'acqua questa mattina (ieri, ndr)».