La sezione catanese del Forum nazionale «Salviamo il paesaggio» attacca la direzione urbanistica e l'ufficio del piano regolatore perché non ha risposto a tutte le domande della scheda sottoposta ai Comuni italiani dimostrando così di non sapere o volere dare ai cittadini le informazioni necessarie per un'efficace partecipazione alle decisioni urbanistiche e di far sorgere il sospetto che «la pianificazione territoriale, oggi in discussione, possa non essere adeguata, visto che non è stata preceduta da quegli studi prelimiari in grado di far emergere le reali esigenze di quel territorio». Eppure, alla luce dei dati ricevuti - ché gli uffici hanno rinviato la scheda compilata, anche se solo in parte - un'idea, e chiara, se la sono fatta. E cioè che «la quantità di edifici esistenti nel territorio catanese soddisfa già ogni tipo di esigenza della cittadinanza». E questo perché la popolazione, dal 1969 - data di approvazione del piano regolatore ancora vigente - è drasticamente diminuita passando da 412.721 abitanti ai 293.458 del 2011. Dunque - ne deduce il forum - non c'è bisogno di nuove costruzioni, tanto più se si pensa che nel territorio della provincia sono stati rilasciati permessi per costruire fabbricati e abitazioni per 927.281 metro cubi e per 283.246 metri quadrati, di gran lunga più che nella provincia di Palermo. Di contro Catania ha pochissimo verde, ben al di sotto dello standard fissato in 9 metri quadrati per abitante. Insomma, secondo il forum «Salviamo il paesaggio», i dati messi a disposizione dall'ufficio del piano rivelano che «si sta registrando un ingiustificato consumo di suolo, con un conseguente danneggiamento del paesaggio naturalistico» e che «si stanno accumulando immobili su immobili con il conseguente falsamento del mercato immobiliare». Di qui la richiesta all'amministrazione di fare con urgenza un capillare censimento del patrimonio edilizio, una moratoria delle nuove costruzioni su aree libere, e di impiegare le risorse ora destinate a nuove strutture - quali il Pua, i Prusst e corso dei Martiri - per il recupero del patrimonio esistente e per la valorizzazione di quello naturalistico. L'unica politica, concludono, che permetterebbe di creare veri posti di lavoro a lungo termine. La responsabile dell'ufficio del piano regolatore, arch. Rosanna Pelleriti, respinge queste contestazioni. «Abbiamo risposto alle domande della scheda per quanto riguarda i dati di nostra competenza, specificando che per gli altri avrebbero dovuto rivolgersi ad altri uffici comunali». Ma la contestazione radicale è nel merito. «La logica del piano - dice - è poco ragionieritica e, come l'urbanistica odierna, segue altri indirizzi e, comunque il piano non prevede espansione della città». L'arch. Pelleriti spiega che le leggi fondamentali dell'urbanistica sono del 1942 e del 1968, si riferiscono, dunque, ad un periodo profondamente diverso da quello attuale soprattutto per quanto riguarda l'andamento demografico, al punto che anche gli standard fissati, per esempio per le scuole, risultano incongruenti con l'attuale situazione. «A Catania, per esempio, in teoria bisognerebbe raddoppiare le scuole, mentre ce ne sono già molte vuote». «Vero è che in città c'è un surplus di edificato, ma soltanto per quanto riguarda l'edilizia residenziale, mentre, al contrario, c'è una grande carenza di servizi e di aree a verde. E qui sta il problema. Il Comune - come ovunque in Italia - per realizzarli, e migliorare la qualità della vita, non ha un euro, a partire dagli espropri, che adesso vanno fatti a prezzo di mercato. L'unica possibilità è quella di utilizzare lo strumento della perequazione edilizia per cui ai proprietari di alcune aree il Comune dice "mi cedi, in media, il 75 del terreno e in cambio nel tuo rimante 25 ti do una minima possibilità di edificare stabilita, con un complesso calcolo economico, in modo da assicurare la redditività dell'operazione. Viceversa nessuno avrebbe convenienza a farlo. Di contro il privato dovrà realizzare, a proprie spese, il verde o altri servizi per il Comune. Questa è l'unica possibilità per migliorare la qualità della vita e per richiamare a Catania molti di coloro che sono andati a vivere nei centri dell'hinterland. Nel nostro piano prevediamo che, rendendo la città più attrattiva, la popolazione possa crescere in 20 anni fino 338.000 abitanti». Impensabile, aggiunge, bloccare operazioni quali Corso dei Martiri, area privata per la quale il Comune - che ha già sborsato un sacco di soldi per un contenzioso decennale - non ha le risorse né per acquisirla né per farvi un parco. E così pure per il Pua e i Prusst, basati su ipotesi di sviluppo turistico, «le cui procedure stanno andando avanti e per i quali privati hanno acquisito diritti. Sulla base di quale ragionamento giuridico si dovrebbero bloccare? Altro è dire che i progetti devono essere valutati e selezionati attentamente come si farà in conferenza dei servizi della quale fanno parte, tra gli altri, anche la Sovrintendenza e il Genio Civile» 13112012