Francesco Aquilano: «Non faccio il chierichetto ma quando sei lassù qualcosa ti scatta dentro» E le statue sostituite perché rovinate vanno al «cimitero» Com'è Milano, vista dalla Madonnina? E com'è la Madonnina, vista da vicino? Sono in pochi a poter rispondere a questa domanda, e Francesco Aquilano è uno dei pochi. E il capo della squadra che sta ripulendo il simbolo di Milano, su a quasi cento metri d'altezza, in cima alla guglia maggiore del Duomo, circondata - per la prima volta nella sua vita secolare - da una impalcatura ipertecnologica, con inclinometri e accelerometri pronti a lanciare l'allarme. Non si soffre di vertigini, lassù? «Io ho fatto il militare nei paracadutisti». Entrare nel covo di Aquilano, geometra, quarantadue anni, è una esperienza memorabile. Sotto le tettoie del «cantiere», come lo chiamano loro, sul lato meridionale del Duomo, si aprono le porte di una città fantastica, dove si affollano attrezzi artigianali e diavolerie elettroniche, scalpelli da scultore e visori in 3D che raccontano da ogni angolo possibile ogni segreto ingegneristico della grande chiesa. Vuol dire scoprire che se fabbrica del Domm è, per i milanesi, sinonimo di cantiere infinito, un motivo c'è: perché il Duomo è un luogo sacro ma anche un manufatto gigantesco fatto di migliaia di particolari, esposto al tempo e alle intemperie. Il Duomo è vivo, e curarne i malanni è un lavoro immane e quotidiano. Poi c'è il lavoro straordinario, quello in corso in questi mesi, e che ogni milanese può intuire appena alzando gli occhi, e vedendo la Madonnina circondata dai tubi. Sembra una impalcatura qualunque, ma non lo è per niente. «Se guardate bene - dice Aquilano - su non ci sono né teli né tettoie. Perché a quelli altezza le coperture avrebbero fatto da vela, e avrebbero inferto alla guglia sollecitazioni pericolose. Così si lavora all'aria aperta. E man mano che arriverà l'inverno si lavorerà sempre meno, perché al freddo la malta non attacca». Come sta la Madonnina? «La Madonnina sta bene, direi benone. Abbiamo aggiunto un piano di ponteggio per intervenire meglio su alcuni punti ossidati, che scarteggiamo e spazzoliamo, poi riapplichiamo la foglia d'oro. Se non suonasse irriverente direi che le facciamo un po' di lifting. Il problema vero è il resto, il marmo che le sta accanto e che la sorregge. Da terra è difficile vederlo, ma alla base ci sono otto statue di angeli. Due di queste, come altre parti del Duomo, sono sfigurate perché le piogge acide hanno gessificato il carbonato di calcio. Allora le portiamo giù e le rifacciamo». Le rifate?! «Non io. Ci sono gli scultori della Fabbrica che rifanno la statua». E le statue vecchie che fine fanno? «Nel laboratorio della Fabbrica di via Brunetti c'è un posto che chiamiamo il cimitero. Tutte le statue che togliamo dal Duomo le mettiamo lì, non si butta via niente». E come fanno gli scultori a sapere come era fatta la statua? «Sulla base dell'iconografia e di quello che resta. Se una guancia c'è ancora, l'altra sarà più o meno uguale. Il problema per gli angeli della guglia maggiore è che hanno le ali spiegate e non passavano trai tubi dell'impalcatura, abbiamo dovuto calarli con una gru gigantesca». Mentre Aquilano racconta, sbirciando le pareti del cantiere si scopre l'altra faccia del Duomo, quella segreta: la numerazione delle campate e delle volte, la mappa con il castello di tiro che regge tutto quanto, perché la cattedrale è un capolavoro di architettura e di ingegneria statica, che però porta i segni del tempo. Ed è su questi segni, oltre che sui volti sfigurati degli angeli, che stanno intervenendo Aquilano e i suoi. «La guglia centrale, che sorregge la Madonnina ed è collocata esattamente sopra l'altare - racconta il geometra - ha un anima che è un palo di acciaio inossidabile. La prima cosa che abbiamo fato quando siamo arrivati alla Madonnina è stato smontare le nuvole che sono alla sua base per verificare lo stato di ancoraggio della struttura, e abbiamo trovato uno stato di degrado dovuto agli agenti atmosferici: l'ossidazione gonfia il ferro delle catene che spaccano il blocco di marmo. Adesso stiamo sostituendo le catene di ferro con catene di titanio. E i blocchi di marmo lesionati li sostituiamo uno ad uno, anzi mezzo per volta». Come si arriva a essere il geometra della Madonnina? E, a contatto con la statua che dominet Milan, come cambia il senso del sacro? «Qui ci sono arrivato con un normale colloquio di lavoro. La selezione è durata sei mesi, e da questo si capiva che era un posto un po' particolare. Io sono credente e praticante ma questo non c'entra, nel senso che sono un geometra e non un chierichetto. Certo, poi, quando sei lì, l'emozione ti prende...» .
Milano, iI cantiere sul Duomo. Sono il geometra che fa il lifting alla Madonnina
Il Duomo di Milano è un luogo sacro e un manufatto gigantesco fatto di migliaia di particolari, esposto al tempo e alle intemperie. Il suo geometra, Francesco Aquilano, sta lavorando per ripulire il simbolo di Milano, la Madonnina, circondata da una impalcatura ipertecnologica. La guglia maggiore del Duomo è stata oggetto di lavori straordinari, che includono la sostituzione delle catene di ferro con catene di titanio e la riparazione dei blocchi di marmo lesionati. La Madonnina sta bene, ma le statue che la sostengono, come gli angeli, sono state sfigurate a causa delle piogge acide. Gli scultori della Fabbrica del Duomo stanno lavorando per rifare le statue.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo