Sono tutti fra i trenta e i trentacinque e operativi in quello che costituisce il settore chiave del patrimonio artistico fiorentino, il restauro. E, da un po' di tempo a questa parte, le istituzioni li arruolano direttamente dai loro studi associati. Il nuovo nato è il Centro Conservazione Restauro (via della Cernaia, 100), attivo dalla primavera scorsa, ma inaugurato solo ieri anche per i non addetti ai lavori, come una piccola bottega che si apre alla città. Lo animano otto professionisti: Donatella Attura, Filippo Capellaro, Chiara De Felice, Camilla Mancini, Salvatore Meccio, Letizia Nesi, Carolina Ros Martinez e Luigi Orata. Tutti provenienti da alcuni fra i maggiori istituti a livello internazionale, l'Opificio delle Pietre Dure, l'Università Internazionale dell'Arte e Palazzo Spinelli di Firenze, l'Istituto Centrale del Restauro di Roma e l'Università di Valencia in Spagna. L'ambito d'intervento spazia attraverso un'ampia gamma di settori, secondo il principio della multidisciplinarietà, espressione di confronto e scambio continuo fra le diverse specializzazioni e professionalità. Si va dalle pitture murali ai disegni, le stampe, i grandi formati su carta e pergamena, dalla scultura lignea policroma agli arredi lignei, ai materiali lapidei, fino ai dipinti su tela e tavola. La committenza va dai privati al pubblico, soprintendenze ed enti distribuiti sul territorio nazionale, inclusa la massima istituzione in materia, l'Opificio delle Pietre Dure di Firenze, sia con incarichi diretti, sia tramite gare d'appalto. «L'ultimo lavoro condotto in equipe - spiega Camilla Mancini, impegnata nel restauro della facciata degli Uffìzi e nei recuperi in Galleria - è stato l'intervento di manutenzione allo studio di Francesco I de' Medtci in Palazzo Vecchio. Ma spesso lavoriamo a gruppi di tre secondo il tipo di commissione. Il pezzo più importante che abbiamo in questo momento in laboratorio è una Croce della Scuola di Cimabue risalente alla metà del Duecento che nei prossimi mesi sarà esposta in una grande mostra a Pisa».