Il Pd padovano mette sotto accusa la gestione della Degani Giacon: abbiamo spedito a Monti il libro bianco degli sprechi SPESE INUTILI DA TAGLIARE Non ha senso che gli assessori abbiano uffici sia a palazzo Antenore che nella torre della Cittadella alla Stanga PADOVA. La Provincia di Padova? Ha due sedi, come il Parlamento europeo e un museo della medicina virtuale che non apre i battenti perché mancano i fondi per la gestione. Per far quadrare i conti ha appena aumentato l'Rca auto e incasserà 9 milioni di euro in più. Ma non basta. L'orizzonte è buio: se Treviso con l'accorpamento deciso dal ministro Patroni Griffi, porterà in eredità la «reggia» di Sant'Artemio con il suo fardello di 80 milioni di debiti, Padova non sarà da meno perché il museo di via San Francesco è davvero un'ambiziosa scommessa da vincere. A Roma hanno fatto calare la scure e non resta che affidarsi al mecenatismo della fondazione Cariparo, a patto che Banca Intesa eroghi ancora il dividendo ai soci. Il tema vero, imposto da Monti e Grilli con la spending review, è la lotta agli sprechi e le Province sono in testa alla lista perché considerate di scarsissima utilità, tant'è che i dipendenti hanno il week end garantito visto che non erogano servizi ai cittadini. Al sabato tutti a casa. Da dove cominciare? Dal gigantismo delle sedi. Duplicate in un paio d'anni: Palazzo santo Stefano, con la solenne aula del consiglio, «depandance» della Prefettura, e la moderna torre a 9 piani alla Stanga, che chiuderà i battenti dal 22 dicembre al 2 gennaio per tagliare i costi di riscaldamento e risparmiare 800 euro al giorno. Con questi 10 mila euro Barbara Degani ha garantito di non lasciare al freddo gli studenti. Appena rientrerà dalle vacanze di Natale, la presidente si troverà senza i 10 assessori e senza poteri reali perché il governo la trasformerà in commissaria con tre consiglieri al suo fianco. Che ne sarà di quei doppi uffici vuoti a palazzo Santo Stefano e alla Stanga, con le «targhette» degli assessori incollati alle porte e le segretarie senza agenda e con il telefono che non squilla più? Sarà la fine di un'epoca, la prima vera riforma imposta dall'Unione europea e dalla direttiva Fiscal Compact all'Italia: le istituzioni costano troppo e il governo ha scelto le Province poco amate dai cittadini come le Regioni: solo i Comuni che erogano servizi diretti entrano nella top ten delle istituzioni che meritano fiducia. E allora via con la lista degli sprechi, come ha fatto il consigliere Pd Paolo Giacon che ha inviato al premier Monti un libro bianco. Le cifre: si va dai 91 mila euro per il nuovo impianto dell'aula consiliare ad altri 100 mila per il restauro degli affreschi di palazzo S. Stefano. La bolletta del gasolio è di 160 mila euro l'anno, forse poco rispetto alle consulenze della presidente che ha uno staff da ministro: in cima svetta Giorgio Carollo, ex coordinatore regionale di Forza Italia, nemico di Galan, assunto come direttore generale della Provincia. Poi c'è Massimo Giorgetti, capo di gabinetto e dirigente del settore Turismo, per cinque anni assessore della vecchia giunta Casarin e riassunto come tecnico da Barbara Degani. Guadagna 82.000 euro l'anno (inquadramento categoria D3 e indennità aggiuntiva ad personam di 55.000 euro) che diventano 410.000 euro nel corso della legislatura. Poi ci sono le assistenti assunte nel novembre scorso fino a fine mandato: costano 56.000 euro l'anno (2000 euro ciascuno al mese, cat. Cl e 350 euro mensili di indennità aggiuntiva), per 4 anni sono 224.000 euro (delibera giunta 18 novembre 2010 n 252). C'è poi la società GMP partners, una consulenza nata due anni fa realizzare il piano strategico provinciale che dovrà essere rifatto alla luce della fusione con la marca trevigiana. «Mi pare evidente che faremo di tutto per impedire l'accorpamento con la provincia di Treviso, guidata dalla Lega: per noi sarà un disastro perché dovremo pagare i debiti delle operazioni immobiliari di Zaia e Muraro: un'ipoteca che durerà 30 anni», afferma Paolo Giacon. «L'unica strada da percorrere è la nascita della PaTreVe. Credo si debba mettere fine a tutti gli sprechi: quella del premier Monti non è una battaglia contro i dipendenti e contro le funzioni che gestiscono le Province, ma contro le caste politiche fatte di personaggi non rieletti e poi riassunti come dirigenti».