Verdi bicentenario con sfratto A Busseto il cartello vendesi sulla casa in cui abitò con Giuseppina Strepponi Via Roma 56. Incredibile. Alle soglie dell'anno che ricorda il bicentenario di uno degli italiani in assoluto più famosi al mondo, Giuseppe Verdi, la sua città natale, Busseto, in provincia di Parma, vede il cartello «vendesi» campeggiare su Palazzo Orlandi, che fu la casa del maestro tra il 1849 e il 1851. La dimora venne acquistata dal compositore agli esordi della sua fortuna e in quelle stanze, salendo e scendendo il grande scalone centrale, sotto i soffitti affrescati che ora cadono a pezzi, convisse con Giuseppina Strepponi al di là del matrimonio, suscitando lo scandalo del piccolo paese emiliano in tempi di legalità codina e obbligatoria. Verdi fu talmente infastidito dalle chiacchiere e dai pettegolezzi suscitati dalla sua posizione che, per sfuggirvi, decise di trasferirsi nella vicina Sant'Agata. Ma a Palazzo Orlandi era riuscito a comporre capolavori come Rigoletto, Luisa Miller e Stiffelio. In una lettera del 12 agosto 1849, inviata da Verdi a Giovanni Ricordi, si legge tra l'altro: «Nulla ho da dirti se non che qui spero di trovare, se non altro, la tranquillità». Il maestro era appena tornato a Busseto da Parigi dove, in piena instabilità politica, era scoppiata anche un'epidemia di colera. Dopo essersi sistemato a Palazzo Orlandi, acquistato poco prima del podere di Sant'Agata, nei tre mesi da agosto a ottobre si dedicò alla composizione della Luisa Miller, come rivela una lettera del 7 settembre 1849 indirizzata a Vincenzo Flauto, impresario napoletano: «Per l'opera che sto scrivendo sarò a Napoli verso l'8 o 10 del mese di ottobre per andare in scena alla fine dello stesso mese». ASSURDITÀ. A quanto pare, non interessa a nessuna istituzione, né locale, né nazionale, che casa Verdi vada in malora. Entrare attualmente a Palazzo Orlandi, avendo nozione di quanti eventi il mondo stia preparando in occasione del bicentenario, dà la misura di quanto colpevole disinteresse esista, qui, nei confronti del patrimonio culturale. L'interno della dimora ha l'aspetto desolato di un magazzino in disuso, vuoto di mobili, di quadri, di suppellettili, ma ingombro di materiali edili, travi di legno e calcinacci. Nessuna maestà conservata. Nessun rispetto. C'è da augurarsi che, proprio in occasione del 2013, qualcuno faccia succedere qualcosa. E che Palazzo Orlandi, come recita la targa «già del Maestro Giuseppe Verdi», entri a far parte delle realtà culturali accudite, restaurate e aperte alla visita e all'omaggio di quanti (e sono milioni) riconoscono nel musicista di Busseto, un italiano per eccellenza. Riccardo Muti: «Non posso pensare che l'Italia sia questa» Il maestro Riccardo Muti, che onora il bicentenario con tre direzioni di capolavori di Verdi all'Opera di Roma (Simon Boccanegra, I due Foscari e Nabucco) dice: «Mi piacerebbe non dover pensare che l'Italia sia davvero diventata così, un paese al quale nulla importa di conservare le proprie nobilissime radici. Verdi è un orgoglio italiano diventato patrimonio universale perla sua capacità unica di mettere in musica la natura umana».