Saverio Russo è docente di Storia moderna all'Universi Si sono moltiplicate negli ultimi anni le iniziative di varia qualità e natura - relative alla Transumanza, l'antichissima pratica dello spazio che, fino a pochi decenni addietro, muoveva centinaia di migliaia di pecore e qualche decina di migliaia di bovini, tra Abruzzo, Molise, Puglia e alta Basilicata, lungo tremila chilometri di tratturi. Ora tale pratica, che riguarda poche migliaia di capi, si svolge con i camion e non ha più l'epica ritualità di un tempo, quando le greggi si trasferivano lentamente, in un viaggio che durava 15-18 giorni, scortate dai pastori e dai cani, dall'Altopiano di Cinquemiglia o da Pescasseroli verso la pianura e viceversa. Benché la transumanza sia oggi un'attività residuale, non sono insignificanti le tracce che ha lasciato nel nostro territorio, dagli archivi (che, a partire da quello della Dogana a Foggia, conservano decine di migliaia di fasci, registri, atlanti) ai tratturi, le «lunghe vie erbose» di I. Palasciano o l'«erbal fiume silente» di dannunziana memoria, non tutti, per fortuna, trasformati in strade, occupate da costruzioni, o messe a coltura. Delle misure per garantire la tutela e la valorizzazione del patrimonio tratturale si occuperà domani a Foggia il seminario organizzato da istituzioni e associazioni culturali del capoluogo dauno, con il patrocinio di Comune e Provincia di Foggia, Regione Puglia e una Fondazione bancaria. Si tratta dell'ultima puntata di una iniziativa che, a partire da aprile 2O04, della transumanza ha passato in rassegna gli aspetti storici, etno-folklorici e culturali, non per rituali operazioni di rievocazione nostalgica, ma per stimolare intelligenti iniziativa di tutela e valorizzazione del territorio. Due risultatifinora sembrano acquisiti: la stipula di due protocolli di intesa, il primo, già firmato, tra le Camere di Commercio di Foggia, Campobasso, Isernia e L'Aquila per la valorizzazione dei prodotti del tratturo (formaggi, carni ecc.), il secondo, di prossima stipula, tra le Università di Foggia, Benevento, Campobasso e L'Aquila per un coordinamento stabile delle iniziative scientifiche relative al mondo della transumanza. Due altri obiettivi sembrano di non difficile realizzazione: in primo luogo, la tutela del patrimonio archivistico, a partire da quello della Dogana conservato nell'Archivio di Stato di Foggia, che ha bisogno di spazi adeguati e di iniziative di salvaguardia della sua documentazione più preziosa, gli atlanti dei tratturi che vanno digitalizzati. In secondo luogo, la valorizzazione del Museo del territorio a Foggia, le cui sale relative alla transumanza, poco note e poco pubblicizzate, meritano maggiori attenzioni e un futuro meno precario (potrebbe, il giovane museo foggiano, divenire la sede del centro di documentazione che è uno degli obiettivi dell 'iniziativa). L'obiettivo specifico della giornata di studio è sicuramente più diffìcile e più ambizioso. I tratturi sono da secoli di proprietà pubblica. La competenza su di essi, affidata da una legge del 1908 al commissariato per la reintegra, dapprima alle dipendenze del ministero delle Finanze, successivamente del ministero per l'Economia nazionale e, nel dopoguerra, di quello di Agricoltura e foreste, viene trasferita nel 1977 alle regioni interessate. Con il trasferimento delle funzioni amministrative sui tratturi, alle Regioni viene di fatto trasferito il demanio armentizio. Successivamente, per iniziativa della Soprintendenza archeologica del Molise, ai sensi della legge 1089 del 1939, si promuove l'emanazione del decreto del ministero per i Beni culturali che, nel marzo 1980, ha disposto la tutela dei tratturi, riconoscendone l'interesse ai fini della storia economica, sociale e culturale, e affidando la vigilanza su di essi alle Soprintendenze archeologiche. Da allora, in realtà, salvo qualche intervento in Molise, poco si è fatto, da parte degli enti titolari della proprietà delle aree, in materia di tutela. Di recente la Regione Puglia, che aveva legiferato in materia con la legge regionale S giugno 1980, ha emanato una nuova legge (n. 29, del 23 dicembre 2003), che proclama i tratturi «monumento della storia economica e sociale del territorio pugliese», parla di "parco dei tratturi della Puglia» e impone ai comuni di dotarsi di appositi piani comunali. Ma la legge, non esente da pecche, non è divenuta mai esecutiva perché oggetto di ricorso da parte dei governo centrale. Non è stata certamente la mancanza di una legge a impedire finora in Puglia l'avvio di iniziative di tutela e di valorizzazione del patrimonio fratturale che, soprattutto nelle aree collinari e montane, potrebbe costituire una rete di percorsi escursionistici attrezzati, oltre che «contenitori verdi» di un pezzo della memoria del passato del nostro territorio.