Un manifesto chiude la Biennale della Cultura, code al Battistero per i Crocifissi Svolta per gli Uffizi. Passera a Florens: più poteri per attrarre investimenti Morbidelli e Gentile: un successo, ora al lavoro per il 2014, pensando all'Expo di Milano Il ministro dello sviluppo «Defiscalizzare? Si farà, ma quando avremo risorse. Separare valorizzazione e tutela è stato un errore» Si chiude dopo 10 mila presenze, 35 convegni, 11 tavole rotonde, 6 lectio magistralis e un Forum internazionale, Florens 2012. E anche con un manifesto di 13 idee-guida per legare cultura, economia, innovazione in un circolo virtuoso che possa anche aggredire la crisi. Diverse da quelle lanciate due anni fa nella prima edizione, più coraggiose, a volte addirittura pretenziose, si chiede di cambiare la Costituzione. Ma il riconoscimento maggiore di questo Florens 2012 è l'arrivo di tre ministri con l'ultimo, Corrado Passera, che parla esplicitamente di una possibile autonomia gestionale per l'«eccellenza» fiorentina. Accenna nel discorso conclusivo (anche se Florens prosegue oggi, con gli ultimi incontri) a quello «status speciale» per le «cose clamorose» che abbiamo in Italia. Poi, a margine, spiega meglio: «In tutto il mondo i grandi musei, i grandi siti culturali, sono società speciali, fondazioni. Occorre dare forza organizzativa ai grandi siti per attirare capitale, per interloquire con enti locali e centrali» ora hanno «efficacia e dignità solo in parte: sono inquadrati troppo in basso nella burocrazia». Potrebbero essere gli Uffizi, uno di questi progetti pilota? «Chi, se non Firenze?» ha risposto Passera. E forse anche di questo il ministro ha parlato nella lunga chiacchierata privata (durata un'ora) con il sindaco Matteo Renzi. In cui non hanno discusso solo di Firenze, ma forse anche di politica nazionale. «Grande giro d'orizzonti e di Firenze», il contenuto del confronto, si è limitato a dire Passera. Quella di Passera sugli Uffizi è una delle risposte al «manifesto» di Florens, la cui sintesi è stata affidata a Giuseppe Morbidelli, presidente di Banca Cr Firenze, fondatore di Florens assieme a Cna, Banca Intesa e Confindustria. Tredici punti che spaziano da richiesta più «politiche», come attribuire alle politiche sulla cultura «un valore centrale nelle strategie di governo» e ad un ministero dedicato alla cultura in tutte le sue forme (dalla conservazione alla produzione passando dall'innovazione). Ad altre più pratiche, come la defiscalizzazione dei finanziamenti dei privati sulla scia del resto d'Europa ad una modifica del rapporto tra valorizzazione, conservazione e produzione dei beni culturali, «ora divisi tra livello centrale e locale per la sciagurata riforma del Titolo V della Costituzione» ha attaccato Morbidelli. E due risposte sono arrivate da Passera. Sulla defiscalizzazione, è un obiettivo che il ministro (che ha fatto un discorso molto più vasto, orientato anche a dopo la fine del governo Monti) vuole raggiungere, ma ora appare difficile: «Non abbiamo problemi ad inserire questa tra le priorità quando ci dovessero essere le risorse». Più deciso sulla riforma chiesta da Morbidelli: «E' stato un errore dividere la valorizzazione dalla tutela, vanno reintegrati». E ancora: snellimento della burocrazia, un ruolo diverso del Terzo settore dei beni culturali, «sul mecenatismo siamo lontani da quello che dovremmo essere», ma anche «spazi senza regole per i giovani artisti» perché l'innovazione non passa solo dal fund raising. «Abbiamo dimostrato che questa è una città che non vive di rendita, ma capace di innovare. Una città che ha ospitato grandi eventi, la prima mondiale di documentari, ha creato relazioni» ha commentato il presidente di Florens, Giovanni Gentile. E che sulle polemiche arrivate per le scelte fatte, dall'installazione di Mimmo Paladino ai finanziamenti utilizzati, ribatte: «Abbiamo ricevuto critiche e apprezzamenti. Siamo lieti di avere avuto anche critiche. Discutere, per una città, significa essere vivi». Ed ora si pensa all'edizione del 2014, «ad un anno dall'Expo di Milano, con cui avremo collaborazioni» dice Morbidelli. II documento CAMBIARE SI PUÒ: NUOVA CULTURA IN TREDICI PUNTI 1. Politiche diverse. Le politiche culturali devono assumere un valore centrale nelle strategie di governo: la cultura è il primo fattore di accrescimento delle potenzialità umane e un acceleratore di sviluppo economico 2. Orizzonti più larghi. Florens ha presentato un'ampia rassegna di ciò che può essere e di ciò che è la cultura: dai teatri d'opera ai musei, alle mostre, ai festival, all'ambiente, al design 3. Un ministero unico. Serve una politica organica per la cultura in tutte le sue componenti gestite strategicamente da un unico Ministero, che comprenda una direzione per le industrie culturali e creative 4. Mercato dei servizi. La domanda di cultura è in crescita, ma troppe norme ostacolano lo sviluppo del mercato, agli operatori servono libertà nella leva del prezzo e strategie di marketing 5. Il sistema fiscale. Utilizzare la leva del fisco per favorire investimenti. Da Florens proposte a costo zero o costi limitati: sono interventi prioritari per dare concretezza a politiche per la cultura 6. Valore ai paesaggi. Il paesaggio italiano è il risultato di processi economici e sociali. La cultura italiana ha un primato da valorizzare contrastando l'abbandono degli ambienti rurali 7. La risorsa ambiente. Un'identità competitiva passa dal rapporto tra qualità del paesaggio agrario, produzioni tipiche e turismo. L'agricoltura previene e riduce il rischio idrogeologico 8. Un clima stimolante. Un'atmosfera creativa è un fattore di competitività per i territori. Le politiche comunitarie per il periodo 20142020 devono , con la cultura al centro, attrarre talenti 9. Pubblico e privato. Per aprire ai privati negli investimenti culturali, servono certezza dei finanziamenti pubblici su base pluriennale e con criteri oggettivi, bilanci trasparenti e Cda aperti ai privati 10. Nuove tecnologie. La gestione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici va gestita con nuove tecnologie, in particolare quelle multimediali. Servono musei di nuova generazione 11. Lo stile italiano. Bisogna valorizzare, a livello internazionale, il meglio della cultura italiana: moda, design industriale, gastronomia, musica, musei e paesaggio 12. Costruire reti. Servono reti fra gli operatori. Sia tra le istituzioni, che devono collaborare su innovazione e marketing, sia tra imprese per crescere in servizi, innovare e internazionalizzare 13. Coesione sociale. La cultura è anche uno strumento di coesione sociale. Uno strumento fondamentale per trovare punti di riferimento comuni in una società che sta diventando multietnica