Cividale, dal governo soluzione a difesa della cinta muraria La svolta dopo un'interrogazione dell'onorevole Strizzolo CIVIDALE. La notizia è di rilievo, perché arriva direttamente dal ministero peri Beni e le attività culturali - "garante", dunque, della sua fondatezza - e perché, soprattutto, segna una svolta che molti, a Cividale, attendevano e caldeggiavano da tempo: la questione degli antichi resti di cinta muraria sottostanti il casermone che fronteggia - affacciato su viale Libertà - il retro del castello Canussio, uno dei cosiddetti "edifici di contrasto" individuati dal piano attuativo comunale del centro storico, è uscita dal dimenticatoio e parrebbe avviarsi a una soluzione. La comunicazione arriva in risposta a un'interrogazione presentata alla Camera dal deputato Pd Ivano Strizzolo: è in fase di stesura - rende noto il ministro Lorenzo Ornaghi - un progetto congiunto fra Soprintendenza e Comune per lo scavo, il restauro e l'eventuale (parziale) ricostruzione del tratto di mura romano-patriarcali conservate sotto il fabbricato di contrasto; progetto - si specifica- che trova le sue basi nel riconoscimento Unesco e, contemporaneamente, nella recente approvazione del Pac. La firma per la formalizzazione dell'accordo è attesa a breve: le linee d'indirizzo mirano a un'esplorazione archeologica nell'area compresa fra il castello Canussio e il palazzo in questione, area - ricorda Ornaghi - «interessata dal passaggio di una cinta ma anche da sepolture tardo-antiche e alto-medievali, probabilmente ricollegabili alla vicina necropoli della ferrovia. La specifica fascia di indagine verrà individuata dalla Soprintendenza, che si farà carico delle spese di scavo e di eventuali restauri, compresi gli oneri per l'equo indennizzo ai proprietari del sito». Sul contesto, poi, verrà posto il vincolo archeologico. E il Comune, per parte sua - fa sapere sempre il ministro -, inizierà a prendere contatti con la proprietà del palazzone, «per pervenire a un accordo per la compensazione economica» necessaria per concretizzare l'obiettivo di una sua demolizione. Concordato fra soprintendenza e amministrazione dovrà essere pure il piano di valorizzazione del sito. Questa, dunque, la situazione. Le tappe della vicenda sono invece ricostruite da Strizzolo nel testo dell'interrogazione: le origini del caso riportano al 1962, anno in cui il Comune «rilasciò una concessione - senza chiedere preventivamente l'autorizzazione alle Belle arti - per la costruzione di un fabbricato a uso abitazione che, negli anni, si è elevato di due piani e che lede fortemente la godibilità e il decoro del castello Canussio. Sulla base di sopralluoghi effettuati da esperti incaricati dal Ministero nel mese di aprile del 2011 risulterebbe che sotto il piano di calpestio e sotto l'immobile si conservino resti delle antiche mura».