IL CASO.Il complesso Piovene Pigatti al centro di un'accesa contesa fra due imprenditori e il Sovrano militare di Malta Lo Smom all'attacco: «Ci hanno portato via mobili, quadri e statue per milioni di euro» La difesa: «Non era roba vostra» Una battaglia a suon di carte bollate e di richieste milionarie. È quella che vede fieramente avversari il Sovrano militare Ordine di Malta e un imprenditore di origini padovane. Al centro della contesa una villa del Settecento, che ha già visto prevalere lo Smom in primo grado sia penalmente che civilmente. IL PROCESSO. È iniziato l'altra mattina il processo a carico di Pierluigi Nardo, 50 anni, residente ad Abano Terme ma domiciliato in città in strada di Casale (è assistito dall'avv. Marco Dal Ben) e di Guido Briganti, 77 anni, di Vicenza, contrà Pedemuro San Biagio (avv. Giulio Manfredini). Sono accusati di appropriazione indebita. In aula si è costituito parte civile proprio l'ordine dei Cavalieri, con il Gran Priorato di Lombardia e Veneto, che ha sede a Venezia; con gli avv. Alessandra Strassera e Milena Gasparotto, chiede danni ingentissimi. LA VILLA. Il complesso in questione è villa Piovene Pigatti, che sorge in città in strada di Casale 432, vincolata dalle Belle Arti fin dagli anni Trenta. La struttura era di proprietà di Bortolo Pigatti, morto una dozzina d'anni fa, che lo aveva lasciato in eredità al Sovrano militare. Secondo l'accusa, Briganti, nipote di Pigatti, aveva acquistato l'usufrutto, ma si sarebbe appropriato anche dei beni che c'erano nella villa. In particolare, nel 2003 avrebbe donato gli archivi delle famiglie Pigatti e Ziggiotti-Salviati, con pergamene, alberi genealogici, ducali, concessioni, privilegi, libri e spartiti musicali; e ancora mappe e l'intero "archivio Caltran". Inoltre, si sarebbe trattenuto alcuni quadri, cedendo anche dei mobili alla ditta "Agricola Maine srl" di Nardo. I MOBILI. Nardo, entrato in quella villa con l'usufrutto nel settembre 2005, non avrebbe redatto alcun inventario dei beni, è accusato di aver asportato gran parte dei mobili e degli arredi e delle attrezzature della villa, in parte affidandoli a dei restauratori, e inoltre numerosi dipinti di valore, fotografie d'epoca e due fanali veneziani, senza restituire nulla allo Smom. LA DIFESA. I due imputati si difendono con forza, sostenendo la loro estraneità alle accuse. Il ragionamento è quello che una parte dei beni non erano dello Smom, ma di Briganti che li ha ceduti regolarmente. E poi che, visto che la villa è ancora in usufrutto, i beni mobili saranno restituiti quando si chiuderà il contratto. Ad ogni buon conto, quelli non presenti sono in via di restauro, non sono certo scomparsi. L'ABUSO E I DANNI. Un anno fa, il tribunale di Vicenza aveva condannato Nardo a 6 mesi di arresto ed aveva assolto il coimputato, il geometra Carlo Valle. In quell'occasione lo Smom aveva chiesto 7 milioni di euro di danni, ma il giudice aveva stabilito che la quantificazione fosse stabilita in sede civile (ed è ancora pendente). Nardo era accusato di abuso edilizio, per aver realizzato delle opere all'interno della villa senza autorizzazione da parte della Soprintendenza; nel 2007, per questo motivo, villa Piovene Pigatti venne sequestrata dai vigili urbani. «Non erano opere di rilevanza penale e furono necessarie per evitare crolli», era stata la linea della difesa. Dopo la condanna, Nardo, con l'avv. Dal Ben, ha proposto ricorso in Appello. Anche oggi lo Smom chiede i danni per i mobili che sarebbero spariti; non è stata quantificata la cifra, ma si tratterebbe di un importo notevole. La prossima udienza è in programma in primavera davanti al giudice Babudri e al pm onorario Ghirotto. Saranno ascoltati i primi testi. Diego Neri
Villa Piovene Pigatti - La villa, i Cavalieri e il processo
Il Sovrano militare Ordine di Malta e un imprenditore di Vicenza, Guido Briganti, sono accusati di appropriazione indebita per aver preso in affitto una villa del Settecento a Casale, in provincia di Padova, senza averne il permesso. La villa, chiamata Piovene Pigatti, è stata oggetto di una controversia tra i due imputati e il Sovrano militare, che sostiene di aver perso mobili, quadri e statue di valore. I due imputati si difendono affermando che non hanno preso nulla senza il permesso e che i beni mobili saranno restituiti quando si chiuderà il contratto di affitto. Il processo è in corso e la prossima udienza è prevista in primavera.
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