Il 16 luglio scorso una pressante circolare della soprintendenza per i beni archeologici di Roma intimava ai funzionari di "astenersi da dichiarazioni che vadano a detrimento dell'immagine dell'amministrazione", prescrivendo loro di far vagliare dai superiori ogni frase consegnata ai giornalisti. Un diktat ovvio in un'azienda, ma assurdo in una struttura come il Mibac, dove i funzionari sono studiosi per cui il diritto-dovere di critica è l'essenza stessa dell'identità professionale, peraltro difesa dalla Costituzione. Se poi l'intento fosse quello di far riguadagnare credibilità ad un ministero crivellato dagli scandali, ci vorrebbe non il bavaglio, ma una potente ramazza. Il sottosegretario (ed ex segretario generale Mibac) Roberto Cecchi è a processo alla Corte dei Conti (in compagnia di una soprintendente e quattro consulenti) per l'acquisto di un finto Michelangelo su cui indaga anche la Procura di Torino; l'ex consigliere ministeriale Marino Massimo De Caro è in galera per aver saccheggiato la biblioteca napoletana dei Girolamini, tra ispezioni ministeriali insabbiate e mandanti politici. Un'alta dirigente del Lazio è a processo per lo svincolamento di un prezioso mobile privato. E ora il nucleo di Tutela rivela l'esistenza di "un'insospettabile rete di professionisti (commercianti di settore, imprenditori, banchieri, restauratori, spedizionieri e funzionari ministeriali) i quali avevano organizzato, ed ormai ben avviato, un florido commercio di preziose opere italiane all'estero". Dal Governo Monti ci si aspettava un ministro tecnico che risanasse questo corpo in avanzato stato di corruzione, e invece il politologo Lorenzo Ornaghi ha moltiplicato intorno a sé le incompetenze: ha nominato un suo affezionato creato nel cda della fondazione della Scala; ha subìto passivamente sia l'ennesimo taglio di fondi alle soprintendenze, sia lo smantellamento dei comitati tecnico-scientifici; ha affidato ad un filosofo del diritto la guida del Consiglio superiore dei Beni culturali, che poi ha popolato di psicologi, scienziati della politica e rettori milanesi, giù giù fino ad affidare il Maxxi a Giovanna Melandri. La serie negativa è così impressionante che ormai si rimpiange Sandro Bondi: Ornaghi è giudicato "inadatto ai Beni culturali" dall'editore d'arte Umberto Allemandi, "facile alla genuflessione" da Salvatore Settis, un autentico "Ponzio Pilato" da Francesco Merlo. L'unico progetto che sembra stare davvero a cuore al ministro milanese è trasformare Brera in una Fondazione costituita dagli enti locali lombardi e da privati. Ciò significa che il ministro dei Beni culturali intende sottrarre alle professionalità dei suoi funzionari uno dei pezzi più pregiati del patrimonio: ci potrebbe essere un autogoal più suicida, una più esplicita dichiarazione di bancarotta? Il quartiere generale del Mibac è in fuga, gli ufficiali e i soldati delle soprintendenze sono abbandonati a se stessi: l'8 settembre del patrimonio italiano è appena cominciato