Ripartire da qui. Valorizzare il presente e quello che si ha, non come ripiego ma come forza. È il segreto del successo del Mart, il museo di arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Realtà d'eccellenza nel panorama italiano, se non è risparmiata dalla scure di tagli alla cultura e dall'ombra del vicino Muse, nuovo museo della scienza progettato da Renzo Piano, risponde però con carattere alla sfida dei tempi. A guidarlo è Cristiana Collu, giovane direttrice nominata da appena un anno. Ed è proprio lei ad aver lanciato la sfida del "ripartire da qui", una sfida contro i continui tagli alla cultura. Il Mart vanta una storia di successo che parte nel 1987, come ente funzionale della Provincia autonoma di Trento. È nel 2002 però che si inaugura la nuova sede progettato dall'architetto Mario Botta. Da quel dicembre 2002 passano dieci anni, 200 mostre e oltre due milioni di visitatori. Ripartire da qui è il senso di quadri, arredamento, piani architettonici, fotografie e video. E l'impressione, passeggiando tra le stanze è quella di vedere aprire archivi, soffitte e magazzini di un museo che è in primo luogo un cantiere dell'arte contemporanea. Non offre risposte, ma sommerge di spunti e stimoli, nella speranza che le domande si moltiplichino nella testa del visitatore. Il Mart, nascosto alle porte della città di Rovereto, tra montagne trentine, laghi e piccoli borghi, è in primo luogo un museo moderno che racchiude la concezione di punto di ritrovo per la cultura locale e tradizionale. È un centro di riferimento per la ricerca e lo studio artistico, con una biblioteca pubblica di 70 000 volumi e soprattutto con un archivio storico che permette di narrare e ricostruire il '900. È il futurismo il grande protagonista del museo, rappresentato da una collezione di circa 30 000 opere: Giacomo Balla, Carlo Carrà, Gino Severini, Ardengo Soffici, Enrico Prampolini, Gerardo Dottori, Tullio Crali, Luigi Russolo, Thayaht sono solo alcuni dei nomi più conosciuti e rinomati. E non solo, perché la struttura di Botta, conserva importanti opere del novecento italiano, dalla metafisica al classicismo fino al ritorno all'ordine di Giorgio Morandi. Infine naturalmente ci sono le esposizioni artistiche che si sono succedute negli anni da "Montagna arte scienza mito" nel 2003, passando per "Italia-Germania-Russia" nel 2009 in occasione del centenario del Futurismo, fino a "Modigliani Scultore" e "Gino Severini. 1860 1966" nel 2011. Largo spazio anche alla scena internazionale con nomi che vanno da Douglas Gordon (2006), a Chen Zhen (2008), a Kendell Geers (2009) e a Rosa Barba (2011). Per il 2012 il Mart si presenta invece con la collezione del belga David Claerbout, mostra dedicata al video che in primo luogo, dice la direttrice, "richiede partecipazione". Ed è tutto lì il segreto del museo di Rovereto: chiedere un coinvolgimento diretto al visitatore nella battaglia contro i mulini a vento di una cultura contemporanea che vuole esistere malgrado tutto.