Il neogovernatore Rosario Crocetta sembra averla presa sul serio, la sfida del governo della cultura: la nomina di Franco Battiato è apparsa subito un'ottima notizia. La caratura artistica, la limpidezza morale e la radicalità politica del musicista catanese sono le migliori garanzie che l'assessorato alla cultura rompa con la tradizione di turpe clientelismo e abbrutimento intellettuale fin qui pervicacemente onorata. Assai meno convincenti, purtroppo, sono invece apparse le prime, dichiarazioni di Battiato. La prima è stata la candida ammissione di non voler essere troppo presente a Palermo, e quindi di preferire una delega al 'turismo e allo spettacolo' a quella, amministrativamente più pesante, alla cultura. La seconda, minacciosamente programmatica, ha chiarito che il neoassessore si dedicherà in primo luogo ad «organizzare degli eventi speciali che mettano in contatto la Sicilia con il resto del mondo, dalla Cina all'America, alla Germania». Battiato è troppo colto e intelligente per non sapere che la cultura è governo del territorio, e cioè proprio il contrario dei maledetti 'eventi': e se per caso gli rimanesse un dubbio può sempre guardare alla tragicomica danza macabra degli eventi napoletani degli ultimi mesi, con il loro corredo di scogliere mobili e spreco di milioni di euro (oltre che di reputazioni). E, soprattutto, non può dimenticare che, in Sicilia, l'assessore alla cultura governa, con poteri da ministro e in totale sovranità, uno dei patrimoni storici e artistici più importanti del mondo. Un patrimonio condannato dalle ultime giunte regionali ad un mostruoso degrado, ed usato come cadavere da cui estrarre organi pregiati (si chiamino Antonello da Messina o Caravaggio) con cui costruire eventi 'per mettere in contatto la Sicilia con il mondo'. Questo è, lo speriamo, un pessimo passato, da dimenticare. Da Crocetta, e soprattutto da Battiato, ci aspettiamo tutta un'altra musica.