Basta con la propaganda elettorale. A dirlo, questa volta, non sono solo i cittadini infastiditi dagli inviti ai voto che giganteggiano anche sui palazzi in restauro, approfittando dei ponteggi. Ma una concessionaria di pubblicità che si è scontrata con il fastidio diffuso che la proapaganda elettorale raccoglie, specie se riprodotta su grande scala, ancora di più se issata su spazi monumentali. E, dopo aver venduto i propri spazi per messaggi elettorali, adesso, ha deciso di fare marcia indietro. «Abbiamo deciso di autodisciplinarci, eviteremo di ospitare in futuro propaganda elettorale sui maxi-teloni», dicono dalla Urban Space Advertising, la società di pubblicità che nei giorni scorsi aveva esposto sui ponteggi che coprono una parte del complesso monumentale del San Michele a Ripa lo spot dell'Udc «lo c'entro». Davvero una posizione privilegiata per rilanciare il simbolo scudo-crociato. Visibile sui prestigioso monumento dall'una e dall'altra riva del Tevere, il telone dell'Udc è risultato troppo visibile, troppo fastidioso, per niente gradito. Tanto che lo spot - pur ritoccato con l'aggiunta di un testimoniai anonimo al posto del faccione dell'esponente politico di turno - si è rovesciato come un boomerang su committente e concessionaria. Costretti alla ritirata. Da alcuni giorni, come abbiamo scritto, lo spot è stato oscurato e il telone è tornato bianco. A decidere la censura "preventiva" di fronte alle polemiche e alle pressioni è stata la stessa Urban Space Advertising, che ora dice: « Mai più politica sui teloni». I suoi, forse. Perché, nel frattempo, procede sui palazzi della città l'avanzata pubblicitaria di Forza Italia, prima a colonizzare ponteggi e teloni. Da ieri, lo spot azzurro occhieggia a quattro piani da un palazzo in piazza Tuscolo, all'incrocio con via Galìia, sullo spazio della concessionaria di pubblicità Greeneyes che sfoggia il suo siogan: «Quando l'idea diventa grande». E per i prossimi giorni Fi ha prenotato altri cinque palazzi in centro storico, compreso uno particolarmente appetibile in via della Vite. Costo complessivo, circa 350mila euro. Insomma, ia politica divide anche il mercato pubblicitario. Soprattutto, in assenza dì regole chiare. «La normativa in questo caso è piuttosto confusa, non dice se la pubblicità elettorale su questi spazi è illecita, però proprio perché immaginavamo possibili fastidi e polemiche noi abbiamo deciso fin dall'inizio di non accettare pubblicità elettorale per i teloni che coprono palazzi e monumenti in restauro», spiega Giorgio Cinti, amministratore della Ingrande. Tra le offerte ricevute, ma da quale partito polìtico Cinti non vuole farlo sapere, anche quella per il telone che copre i ponteggi del palazzo tra piazza Venezia e via del Plebiscito. «Immaginate cosa sarebbe successo?». La prudenza per fortuna, in questo caso, ci ha risparmiato di saperlo. A dire il vero, è stata la stessa soprintendenza ai Beni Culturali del Comune ad auspicare la spontanea adozione di una regola che vige per edifici e monumenti che cadono sotto la competenza comunale: «Niente pubblicità elettorale sui teloni che coprono i ponteggi». Possibile che questo debba rimanere un consiglio? Possibile che non ci siano leggi o appigli normativi per arrestare su tutta la linea l'avanzata della propaganda elettorale su palazzi e monumenti della città? Tra qualche giorno entreremo in regime di campagna elettorale e almeno per gli ultimi trenta giorni la pubblicità elettorale sarà limitata per legge negli spazi indicati dal Comune. Nel vuoto normativo, intanto, a quanto pare, vale l'autodisciplina. Per chi avrà il buongusto di usarla.