Gentile Augias, qualche giorno fa su La7 ho visto un servizio dedicato all'Archivio di Stato. Personale scarsissimo, molti vicini al pensionamento; l'ultimo concorso risale al 1984; i subentri agli attuali organici prevedono una riduzione di personale e, quindi, un ulteriore, maggiore pericolo di perdita di competenze e anche di memoria "storica" della gestione. Il programma ha rivelato anche aspetti sul contenuto degli archivi che dovrebbero inorgoglirci e che, invece, diventano fonte di preoccupazione, date le difficoltà legate alle scarse risorse che gli istituti ricevono dallo Stato, decurtate specie negli ultimi 3 anni. Nel servizio si ricordava anche che la ricchezza dei nostri archivi è unica se confrontata con quella di altri Paesi, molti dei quali devono venire da noi per avere notizie che riguardino la loro storia. È vero che dopo Roma antica la nostra penisola è diventata un Grand Hotel («gente che va, gente che viene»), ma appunto, se di qui passavano tutti una ragione ci sarà stata: è negli archivi. Quanto detto non si presta a valutazioni di un comune cittadino; chiama in causa ben altre persone e valutazioni che queste dovrebbero fare, ma in fretta, direi. Giovanni Moschini Quando si parla di archivi vengono in mente immagini malinconiche: lunghe scaffalature coperte di polvere, faldoni e carte corrose, dal tempo e forse dai topi. La realtà è tutt'altra, più complessa, molto importante. Ho chiesto un parere alla dottoressa Rossana Rummo, direttore generale per gli Archivi. Una sintesi della sua risposta: «La realtà è che gli archivi conservano il codice genetico di un Paese: un codice vivo, particolare, frutto di storie individuali e collettive, che ci aiuta a comprendere il presente e, talvolta, il futuro. Negli ultimi anni i tagli ripetuti e severi al settore dei Beni Culturali hanno riguardato pesantemente gli archivi in termini di risorse economiche ed umane. Gli archivi statali in Italia sono 100, dislocati in tutte le province, il patrimonio archivistico assomma a oltre 14 milioni (!) di unità tra buste, filze, mazzi, fasci, pacchi, volumi e registri per un totale non calcolabile di singoli documenti cartacei e in pergamena. Solo negli ultimi cinque anni c'è stato un incremento di oltre un milione di unità. Ma negli Archivi sono conservate anche 2 milioni di pergamene, 736 mila mappe, 29 sigilli e timbri, 13 mila monete, 500 mila fotografie, 300 mila bobine di microfilm, et alia come si dice. Basta pensare che l'insieme del materiale occupa circa un milione e mezzo di metri, una scaffalatura lunga da Milano a Trapani. La crisi si fa sentire e ci pone davanti alla necessità di ripensare la struttura organizzativa del settore. Le idee ci sono, i soldi meno». CORRADO AUGIAS c.augiasrepubblica.it
ARCHIVI DI STATO, LA NOSTRA STORIA È IN PERICOLO
Il servizio televisivo su La7 ha esplorato gli archivi di Stato, rivelando aspetti preoccupanti sulla gestione e sul contenuto degli archivi. Il personale è scarsamente numeroso e molti vicini al pensionamento, con l'ultimo concorso risalente al 1984. La crisi economica ha ridotto le risorse disponibili per gli archivi, portando a una riduzione del personale e a una minaccia per la perdita di competenze e memoria storica. Gli archivi italiani sono ricchi di patrimonio, con oltre 14 milioni di unità documentali, tra cui 2 milioni di pergamene, 736 mila mappe e 500 mila fotografie.
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