La costruzione costerà circa 3 miliardi. Comune e Regione decisivi nel condurre in porto il progetto ORSONI «E' stato un deciso passo avanti» ZAIA «Ci sono altri scogli ancora da rimuovere» MESTRE. L'ostacolo più grosso che si contrapponeva alla realizzazione del Palais Lumière di Pierre Cardin è stato superato. L'Enac - come anticipato ieri dal Gazzettino - ha concluso l'istruttoria, e il consiglio di amministrazione ieri mattina ha detto che la torre di 255 metri davanti a Venezia non è incompatibile con l'operatività dell'Aeroporto Marco Polo, né ora né in futuro quando Enac prevede che verrà realizzata la seconda pista per atterraggio e decollo degli aerei nel terzo scalo intercontinentale italiano. L'Ente nazionale aviazione civile inizialmente aveva bocciato l'intervento da tre miliardi di euro perché il luogo prescelto per costruire la torre si trova all'interno dell'area di rispetto dello scalo aeronautico, e in quello spazio gli edifici non possono superare i 110 metri di altezza per evitare il rischio con gli aerei in volo. Gli interventi di Regione e Comune di Venezia che hanno sostenuto l'interesse pubblico per la realizzazione dell'opera, e lo studio di 174 pagine, realizzato dalla Società Modutech, a cura dell'Enav, hanno convinto l'Enac a cambiare parere. Lo studio, in particolare, dimostra che «con la realizzazione della Torre non intervengono alterazioni significative del livello di sicurezza nello spazio aereo prossimo all'aeroporto». Il sindaco Giorgio Orsoni ha parlato di «un deciso passo in avanti che accogliamo con piacere», sottolineando l'importanza dell'intervento in termini di infrastrutture e occupazione. Sulla stessa lunghezza d'onda anche il governatore del Veneto, Luca Zaia, che ha però ricordato come il sì di Enac non sia il passo definitivo per la realizzazione della torre: «Ora è necessario adoperarsi per rimuovere le altre difficoltà burocratiche che ancora esistono, anche se e indubitabile che la decisione dell'Enac rimuove uno degli ostacoli più rilevanti. Si proceda con serietà e rispetto delle norme ma anche con la consapevolezza dell'importanza di questo progetto: sono infatti in ballo moltissimi posti di lavoro e un tassello significativo dell'indispensabile cammino di riqualificazione dell'area di porto Marghera». Come contribuirà l'investimento del gruppo dello stilista italo francese alla riqualificazione della vecchia zona industriale? Con 65 piani abitatili, tre torri unite da sei dischi con appartamenti, alberghi, ristoranti, attività direzionali e commerciali, servizi, poli di ricerca applicata, centro congressi e di istruzione superiore (l'università della moda), teatri, 10 cinema, impianti sportivi, 44 mila metri quadrati di giardini pensili, un bosco. Dei tre miliardi previsti uno è destinato alla bonifica del sottosuolo e delle acque e alla nuova viabilità che ricucirà la frattura tra Marghera, Mestre e Venezia. Quali altri ostacoli si presenteranno? Non pochi. Partendo dalle opposizioni al progetto, di ambientalisti, intellettuali, associazioni locali e nazionali come Italia Nostra che parlano di uno scempio nei confronti di Venezia, per arrivare ai non pochi passaggi burocratici necessari, e all'acquisto della ventina di ettari dove Pierre Cardin ha scelto di costruire la sua torre, aree industriali per buona parte abbandonate che improvvisamente sono diventate una miniera d'oro per i proprietari.