Dall'Avvocato al «rotamat»: a 75 anni Angelo Guido Terrazzi compra Palazzo Grassi. Così il finanziere lombardo, uno degli uomini più ricchi e misteriosi d'Italia (esistono solo sue foto degli anni Ottanta), si prende una bella soddisfazione. Dopo aver fatto fortuna partendo dal recupero dei rottami non ferrosi (da cui il suo soprannome), ora arriva all'arte, a Venezia. Dove diventa proprietario della sede che gli eredi Agnelli hanno dovuto vendere. E costituisce una fondazione che porta il suo cognome, esponendo parte della collezione Terrazzi al piano nobile di Palazzo Grassi. Un triplice colpo a effetto per l'ex «re del nichel" che all'inizio degli anni Ottanta tentò invano di scalare la Pirelli e di comprare la Toro assicurazioni, che finì invece al grappo Agnelli per 295 miliardi di lire. «io ho replicato offrendone 315, ma non è bastato» raccontò a Panorama in una delle sue rarissime interviste (l'ultima prima di riparare a Monte-Carlo, nel 1984, per sfuggire a un mandato di cattura per esportazione illegale di valuta). Terruzzi è un personaggio molto riservato: famoso per la sua abilità nel gioco d'azzardo, è stato un grande speculatore di borsa degli anni Settanta e Ottanta. All'epoca era considerato «l'uomo più liquido d'Italia»: finanziava gli immobiliaristi, in particolare Giuseppe Cabassi (insieme al quale controllava La Rinascente), e aveva un patrimonio stimato tra i 500 e i mille miliardi di lire. Quindi non stupisce che oggi, per comprare il 95 per cento della proprietà di Palazzo Grassi, Terrazzi spenda 27,4 milioni di euro togliendo d'impaccio il Comune di Venezia che solo un mese fa aveva deciso di rilevare il centro espositivo. In laguna molti avevano storto il naso, a cominciare da Massimo Cacciari che ha duramente criticato la scelta, fortemente voluta dal sindaco Paolo Costa, di accollarsi la proprietà di Palazzo Grassi quando era ancora della Fiat. Ora la bufera politica sembra risolta, grazie a Terruzzi. «L'acquisizione riguarda il marchio Palazzo Grassi, l'immobile e una dozzina di dipendenti» spiega Paolo Sprocati, assessore al Patrimonio del Comune di Venezia, che ha condotto la fase finale della trattativa. L'accordo prevede che Palazzo Grassi sia controllato da una nuova fondazione, i cui consiglieri saranno nominati in maggioranza da Terruzzi, mentre il presidente sarà indicato d'accordo tra il finanziere e il comune. Una società a controllo pubblico gestirà le mostre temporanee, accollandosi i relativi costi, ma la struttura espositiva sarà per il 95 per cento della Fondazione Terrazzi controllata dalla famiglia (Angelo Guido, la moglie Gianna e la figlia Fiammetta), che diventerà anche proprietaria dei quadri esposti, scelti all'interno della grande collezione del finanziere. Questo è in realtà un punto ancora tutto da chiarire. Cosa verrà esposto a Palazzo Grassi? Nel corso degli anni Terruzzi ha messo insieme quello che gli esperti d'arte definiscono «un enorme caravanserraglio»: oggetti vistosi di varie epoche accanto a pezzi di qualità che fanno bella mostra nella sua grande villa a Bordighera (ma i Canaletto più preziosi sono custoditi in caveau). Il finanziere cominciò ad affinare il gusto della sua collezione grazie all'antiquario napoletano Pasquale Falanga, la cui bottega in via Sant'Andrea a Milano era in realtà di proprietà di Terruzzi. Che ora invece investirà per allestire un Palazzo Grassi bis: nell'accordo con il comune c'è anche l'impegno del finanziere a costruire una nuova struttura espositiva dietro il Canal Grande con un impegno di altri 5 milioni di euro. Noccioline per il rotamat che, come mecenatismo, vuoi superare l'Avvocato.