Il Parlamento del primo Municipio di Roma ha votato un provvedimento (a firma Pdl e Api) con il quale si prevede la costruzione di una cancellata attorno alla statua di Giordano Bruno. Perché? Perché, lo sappiamo, Campo de' Fiori è una piazza che ospita una (spesso fastidiosa) movida. Del genere molto rumore e poco divertimento, insomma uno sciame brulicante di persone, alcuni dei quali, i più esagitati, bevono, litigano e girano gli specchietti dei motorini a mo' di base per le piste di coca. Dunque, siccome finora nessuno è stato in grado di limitare né le ubriacature né le stonature notturne, e per evitare bivacchi e, dicono gli emendatori, dei (probabili) danni alla statua, si è deciso di ricorrere alla cancellata. Capisco, si cerca, come extrema ratio, un simbolo che faccia da contenimento: vedete? Non tutto è concesso a voi avvinazzati, attorno a questa statua non vi potete accomodare. Un modo anche per segnalare ai cittadini del primo Municipio che gli amministratori ci sono, e lottano: quando il gioco si fa duro, ecc. Tuttavia, se proprio si vuole risolvere la questione dell'ordine pubblico a Campo de' Fiori con un provvedimento simbolico - perché, dai, di simbolo si tratta, e non di protezione della statua, altrimenti dovremmo recintare tanti monumenti della capitale - ecco, allora, in tal caso bisogna considerare un altro aspetto simbolico, egualmente importante. In una città con i noti trascorsi papalini come Roma (non sempre all'insegna del sano cristianesimo), la statua a Giordano Bruno rappresenta, e non solo per i cittadini laici, un piccolo faro. Un simbolo per niente invecchiato. Lì, nel 1600 è stato bruciato un uomo con la vista lunga e con in testa principi scientifici niente male per l'epoca, il filosofo della molteplicità dei mondi, colui che ha contaminato diversi stili di pensiero, da Averroè alla cabala. Un cittadino cosmopolita, tra Nola, Londra e la Francia, bruciato, è bene ricordarlo, con una morsa che gli stringeva la lingua, per non farlo parlare. E nemmeno è giusto dimenticare le difficoltà incontrate per realizzare il monumento. Papa Leone XIII che minacciava di lasciare Roma, che rimase un giorno intero in ginocchio e in preghiera per scongiurare da lotta ad oltranza contro la religione cattolica». E che dire della celebrazione del 9 giungo 1889? 30 mila persone che marciarono per le strade di Roma (contro l'oscurantismo religioso e a favore della libertà scientifica) per ascoltare il discorso celebrativo di Giovanni Bovio. È vero, all'inizio un cancello proteggeva la statua, ma quelli erano altri tempi, poi ci siamo liberati da qualche catena e Giordano Bruno ora è lì, in piazza, libero. E allora troviamo un modo per non chiudere Giordano Bruno dentro un inferriata, simbolo per simbolo, ricordiamo che di altri ferri il filosofo ha dovuto soffrire. Se è vero che pensiero è come l'oceano, non lo si può fermare, non lo si può recintare, troviamo il modo, non simbolico (e credo non difficile) di recintare i molestatori notturni e di tenere invece libero Giordano Bruno.