Parte l'inventario. «Ma le Soprintendenze non hanno i mezzi» Un inventario di tutte le superfici dei centri storici occupate da bancarelle, sedie e tavolini dei bar, nelle aree di particolare pregio monumentale. Sarà questa la prima iniziativa che le Soprintendenze dovranno assumere in applicazione della Direttiva del ministro dei beni culturali Lorenzo Ornaghi. Proprio quando molti ne reclamavano l'intervento su questioni anche scottanti - le grandi navi, i cambi d'uso, l'invasione del turismo - il ministro del governo tecnico ha diramato la nuova Direttiva sui centri storici a cui le Soprintendenze dovranno presto attenersi. «Si va nella direzione giusta, anche se l'applicazione non sarà facile», commenta un tecnico di palazzo Ducale, «si dà molto potere e discrezionalità a organi come le Soprintendenze che non hanno i mezzi né le forze per farlo». Franco Miracco, ex portavoce del governatore del Veneto Galan, oggi consigliere del ministro Ornaghi, punzecchia chi come il presidente leghista della Regione Luca Zaia si è opposto a questo provvedimento. Cita la sentenza della Corte Costituzionale del 2005 per ricordare che il provvedimento approvato allora dalla Regione Veneto - il divieto del commercio ambulante nelle città con più di 50 mila abitanti - è «legittimo». Vanno esclusi dal riordino i titolari di concessione che abbiano importanza di carattere storico, come le bancarelle della Salute o del Santo a Padova. Ma la ricognizione, sostiene Miracco, «è necessaria», visto il degrado a cui sono sottoposte le città d'arte. Situazione arrivata molto vicina al punto di non ritorno. Che le Soprintendenze adesso dovrebbero di colpo eliminare.