Ecco i contenuti della direttiva che impone a Comuni e Soprintendenti di intervenire VENEZIA. «Le concessioni di beni pubblici non danno mai luogo a diritti intangibili e sono invece, per loro natura, revocabili in base a una nuova valutazione degli interessi pubblici e privati in gioco». Come dire: non esistono diritti acquisiti dei commercianti su aree pubbliche, soprattutto se vicini a complessi monumentali interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti. Con la direttiva del ministro ai Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi tutto viene rimesso in discussione. Per tutelare il patrimonio culturale delle città d'arte è stato pubblicato ieri in Gazzetta ufficiale un provvedimento che riguarda l'esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante e di qualsiasi altra attività non compatibile. Ornaghi, sottolineando la necessità di "piena e leale collaborazione tra diverse istituzioni pubbliche detta anche i tempi in cui le Direzioni regionali dovranno ottemperare alla direttiva: e tro sei mesi chiede che venga stilata una dettagliata relazione, avendo cura di aggiornare periodicamente la situazione. In pratica le Direzioni regionali e le Soprintendenze avranno il compito di produrre "una ricognizione dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale", elencando i provvedimenti già adottati dai Comuni su parere delle Soprintendenze e proponendo l'indicazione di eventuali ulteriori esigenze di tutela. I Soprintendenti, poi, dovranno individuare le aree per le quali vietare o sottoporre a condizioni l'esercizio del commercio sottoponendole ai Comuni. Ma se anche i Comuni facessero orecchie da mercante, gli uffici "valuteranno la necessità di adottare appositi provvedimenti di tutela" in base al Codice dei Beni Culturali, con il divieto di usi che non sembrano compatibili con il carattere storico o artistico dei beni. E non solo. C'è anche la possibilità di tutela indiretta per aree di per sè non assoggettate a vincolo: i Beni Culturali potranno impedire che sia pregiudicata la visuale dei beni direttamente vincolati. Si apre poi un altro problema, quello della ricollocazione delle attività che dovessero risultare vietate in aree vincolate e che dovrebbero ottenere condizioni omogenee o equivalenti. A Venezia, nello specifico, si pone il problema di una tutela molto estesa, con la maggior parte delle aree e delle piazze che sono ben più antiche dei 70 anni minimi indicati come target per la tutela. E la direttiva aggiunge che le alternative dovranno escludere qualsiasi automatismo nella ricollocazione di tali attività in prossimità di altri beni culturali e complessi monumentali, per evitare il perpetuarsi delle stesse ragioni di criticità in altri siti. Il direttore dei Beni Culturali del Veneto, Ugo Soragni, ha già anticipato la necessità di distinguere i casi di aree storiche tradizionalmente destinate al mercato da fenomeni di occupazione strisciante da combattere. Resta da capire quali misure concrete saranno adottate per tutelare Venezia e i suoi monumenti.
Venezia. Il banchetto non è un diritto. La precedenza va al decoro
Il ministro ai Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi, ha pubblicato una direttiva che impone a Comuni e Soprintendenti di intervenire in aree pubbliche di Venezia per tutelare il patrimonio culturale. La direttiva vieterebbe l'esercizio di attività commerciali e artigianali su aree pubbliche in forma ambulante e di qualsiasi altra attività non compatibile. Le Direzioni regionali e le Soprintendenze dovranno produrre una ricognizione dei complessi monumentali e degli altri immobili del demanio culturale, elencando i provvedimenti già adottati dai Comuni su parere delle Soprintendenze.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo