Gianfranco De Sanctis Architetto La continua aggressione all'esistenza di Venezia è attualmente aumentata per il numero di grandi navi che entrano e percorrono i canali interni, per andare ad ancorarsi e scaricare le migliaia di turisti (almeno quattromila per ogni nave). Di fronte a questa aggressione ci sono due risposte: i turisti che dall'alto affacciati dai ponti delle navi guardano la città come fosse un plastico urbano: in basso i commercianti, gli albergatori, i proprietari dei bar e ristoranti che si fregano le mani e guardano con molto interesse e cupidigia i turisti che verranno a spendere e spandere sparsi nella città. I pochissimi abitanti di Venezia che non sono interessati all'arrivo dei turisti non sono certamente in grado di contrastare questa azione distruttiva della città. Forse non tutti sanno che la città di Venezia è in una delicatissima situazione. È stata costruita tutta - palazzi, chiese, campi, ponti ecc. - con fondazioni poste sulla cima di una selva di pali in legno infilati profondamente sul fondo di terra della laguna. Si tratta di milioni di pali in legno che reggono miracolosamente il peso di tutte le costruzioni della città. I pali in legno sono infissi per 5-10 metri fino a raggiungere lo strato più consistente, il caranto. Sulla cima dei pali poggia un tavolato di legno sul quale realizzato uno strato di pietra sul quale poggia la fondazione dei muri portanti dell'edificio. È evidente, si tratta di una struttura che praticamente non ha alcuna certezza di resistenza. Venezia per fortuna non ancora stata interessata da movimenti sismici, anche se l'Italia tutta soggetta a pericoli sismici, ma è evidente che alla prima scossa la continuità di sostegno delle palificazioni al carico di milioni di tonnellate delle costruzioni sovrastanti si romperebbe e tutto il sistema urbano di Venezia finirebbe in fondo alla laguna. Oppure se le palificate di legno fossero aggredite da roditori amanti del legno, man mano edifici, campi ecc. farebbero la stessa fine. Ora, l'arrivo di enormi navi che entrano nel bacino di San Marco e poi percorrono i canali interni aggrediscono la compattezza del fondo della laguna con il movimento delle loro eliche e quindi peggiorano la stabilità del sistema con la continua spinta delle acque del canale e dei rii che si immettono nel canale della Giudecca, a San Marco o San Giorgio. Inoltre, queste grandi navi vengono ancorate oltre alle banchine della Marittima anche in Riva Santi Martiri in mezzo alle abitazioni per scaricare i cinquemila turisti. Ma restano giorni e notti con i motori accesi immettendo nell'aria pestifere esalazioni, vibrazioni, rumori insopportabili e polveri sottili che, è accertato, provocano tumori alle vie respiratorie. Non si capisce perché gli abitanti di queste zone non protestino con la stessa forza e insistenza a tutti i livelli cittadini e nazionali come gli abitanti di Taranto per l'inquinamento dell'Ilva. Il grado di inquinamento è pressoché lo stesso. I veneziani e le Associazioni "No grandi navi" potrebbero fare un giorno di protesta attiva, sbarrando con una cinquantina di barche il centro del canale di passaggio delle grandi navi. La grande nave che arriverà trovando questo blocco "speronerà" le barche ancorate? Se non si riuscirà a impedire l'accesso delle grandi navi sarebbe opportuno, almeno, che ogni grande nave per poter entrare in Bacino San Marco e percorrere i canali di Venezia e poi ancorarsi dentro la città pagasse un pedaggio di qualche milione. Il Comune di Venezia potrebbe accumulare queste somme per far fronte agli indispensabili interventi di recupero e manutenzione della città. Si dovrà effettuare il controllo del livello di inquinamento di tutti i tipi, provocato dal passaggio e la sosta della grandi navi. Si dovrà verificare in continuazione lo stato di conservazione delle miriadi di "stampelle" su cui poggiano tutti gli edifici. Si dovrà intervenire in tutti gli edifici pubblici e privati inserendo alla base delle strutture portanti un sistema di materiale impermeabile che impedisca la risalita delle acque che ora rendono marce e inzuppate di acqua le murature almeno fino al primo piano rendendole facilmente deperibili. In alcuni edifici si è intervenuti, bisogna farlo in tutti gli edifici. Altrimenti la città sarà esposta alla certa distruzione che avverrà fra cento, mille anni come avvenuto nelle città greche, romane lasciate senza manutenzione. I futuri visitatori potranno divertirsi a fotografare le rovine che emergeranno dalle acque della laguna la città sarà ridotta a un ammasso di romantiche rovine.
Ecco tutti i rischi che corre Venezia
La città di Venezia è soggetta a una continua aggressione a causa dell'arrivo di grandi navi che entrano e percorrono i canali interni per scaricare i turisti. Questo ha portato a una distruzione della compattezza del fondo della laguna e a una minaccia per la stabilità del sistema urbano. I pali in legno che sostengono le costruzioni della città sono in pericolo di rottura a causa del movimento delle navi e delle acque del canale. Inoltre, le navi emettono polveri sottili che provocano tumori alle vie respiratorie. Gli abitanti di Venezia non protestano abbastanza contro questa situazione.
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