«Restaurare non basta. Questi centri devono vivere. Guai a farne delle riserve a fini turistici». Parla Criscenti Compagno di quell'ultimo viaggio di Federico Zeri è stato Nino Criscenti, ex vicedirettore di Rai Uno e condirettore di Rai Due, nonché autore oltre che di "Non solo Assisi" di pregevoli documentari come il "Michelangelo rivelato", "Pollini e la sua musica", "Quartetto Italiano". Ma tornando con la memoria a quel viaggio, la prima sensazione che riaffiora in Criscenti è quella del "silenzio". «Ricordo un silenzio operoso. Tutti erano stati investiti dal dolore, dallo sgomento del terremoto, ma non si erano arresi. Si lavorava, si lottava, in silenzio, giorno e notte. Puntellare gli edifici, rimuovere le macerie, mettere al sicuro tutto quanto si poteva. A nessuno veniva in mente che si potevano lasciare lì, come si è fatto a L'Aquila, contro la volontà e a danno degli aquilani. Si faceva di tutto per ricominciare, là dove si era sempre vissuto. A cominciare dal centro storico. Il rapporto con il tessuto urbano, piazze, chiese e palazzi era vitale. Come spiegare altrimenti il salvataggio del polittico di Niccolò Alunno dalla Pinacoteca di Nocera Umbra? Un salvataggio rischioso in quei giorni drammatici, avvenuto per volontà popolare. Quella notte, era molto tardi e con un tempo inclemente, Zeri volle accertarsi che quell'opera che aveva visto e amato da giovane, fosse finalmente al sicuro». Oggi quell'opera dell'Alunno viene ammirata da pochi visitatori che si spingono fino in cima al borgo, non ancora pienamente rinato, di Nocera Umbra. «Non basta conservare, pulire, restaurare. Quei centri hanno bisogno di ben altro per vivere, per respirare: hanno bisogno di essere vissuti. Guai a farne delle "riserve turistiche". Il patrimonio artistico è fatto di storia e in questa chiave dovremmo tutelarlo anche per i turisti. Nei giorni del nostro doloroso viaggio nel paesaggio ferito dal sisma, Zeri ripeteva: "Questo disastro possa diventare l'occasione per considerare le opere d'arte sotto una luce che non sia solo quella dell'estetica, ma anche della trama storica, culturale e sociale dell'area che le ha prodotte"...». Un'occasione che non è stata ancora colta del tutto, con borghi incantati che sperano di tornare a incantare gli appassionati del grand tour, a cominciare dalla piccola e "disabitata" Montesanto. «Non dimenticherò mai i racconti di Zeri riguardo a quella Natività che a Montesanto aveva scoperto nel '61. "Com'era possibile che quelle montagne avessero ospitato un Beccafumi?", si chiedeva ancora stupito. A quel borgo sperduto ridava la sua storia politica e sociale. La storia di una periferia che aveva avuto una sua cultura e comunicato con il centro, era decaduta e tornata a rivivere come luogo di seconde case, e che finalmente riemergeva per via del terremoto. Ora vorrei tornare a Montesanto, spero di rivederla non solo restaurata nella chiesa e nei suoi palazzi rinascimentali, ma soprattutto viva. Che abbia ripreso a vivere, mi auguro. Ma è così?...».