Ugo Soragni, direttore regionale Beni culturali. Oggi in Gazzetta la direttiva «Difenderemo le aree tradizionali di mercato, non gli abusi» VENEZIA. Sarà pubblicata oggi nella Gazzetta ufficiale la direttiva per rafforzare "le misure di tutela nelle aree pubbliche di particolare valore archeologico, storico, artistico, architettonico e paesaggistico, in prossimità dei monumenti interessati da flussi turistici particolarmente rilevanti", come aveva anticipato Il Gazzettino il 18 ottobre. Secondo le prime indiscrezioni il ministro Lorenzo Ornaghi ha stabilito che le Soprintendenze elaborino una mappatura della città, proponendo agli enti locali l'individuazione di aree per le quali vietare o sottoporre a condizioni più restrittive l'esercizio del commercio, segnalando attività commerciali o ambulanti che esercitano illecitamente. La direttiva includerà anche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico realizzate da oltre 70 anni. Ugo Soragni, lei è direttore regionali dei beni culturali. Il suo ufficio, assieme alla Soprintendenza e al Comune, dovrà applicare la direttiva. Che cosa cambierà a Venezia? «Devo ancora leggere il contenuto della direttiva, immagino tenda a favorire la collaborazione tra Comuni e Soprintendenze. Non entro nel merito specifico della città, ma è evidente che bisogna distinguere tra spazi storici destinati a mercato secondo una tradizione consolidata da fenomeni di occupazione strisciante di aree di pregio al di fuori di qualsiasi regola, che vanno invece combattuti. Ad esempio si tratta di prendere atto che in alcune aree della città il commercio si è sempre esercitato benchè siano monumentali: esse diventano un valore in sè. Però si possono migliorare gli spazi, uniformare le tipologie dei banchi, creare più ordine». Qual è la situazione ora? «Attualmente, in base al Codice dei Beni culturali, la disciplina del commercio su aree pubbliche di pregio è disciplinata dal Comune che concede le autorizzazioni su parere della Soprintendenza. Evidentemente il parere non è vincolante, e questa direttiva sottolinea la necessità di una miglior collaborazione». Il ministero può vincolare "d'ufficio" i monumenti? «Nel codice dei Beni culturali esiste la potestà di emanare norme di tutela indiretta di alcune aree. Però si potrebbe innescare un contenzioso con gli enti locali. La direttiva va probabilmente nella direzione di evitare la conflittualità favorendo il dialogo». Dunque potrebbe non cambiare nulla rispetto a ora? «No, non è vero. Le norme ci sono già, i poteri di indirizzo spettano ai Comuni e la direttiva rafforza probabilmente il peso delle Soprintendenze. Logico che se la Soprintendenza dà un parere sull'individuazione di un'area o sulla tutela di un monumento il Comune può anche decidere di infischiarsene, ma l'ente locale dovrà comunque giustificare con maggiori argomentazioni questa divergenza di vedute.
Venezia. Ornaghi: Stop all'occupazione strisciante dei banchetti
La direttiva "Difenderemo le aree tradizionali di mercato, non gli abusi" sarà pubblicata nella Gazzetta ufficiale e rafforzerà le misure di tutela nelle aree pubbliche di particolare valore archeologico, storico, artistico, architettonico e paesaggistico. La direttiva prevede la mappatura della città e la proposta agli enti locali di individuare aree per le quali vietare o sottoporre a condizioni più restrittive l'esercizio del commercio. La direttiva includerà anche piazze, vie, strade e altri spazi aperti urbani di interesse artistico o storico realizzati da oltre 70 anni.
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