MILANO Tutti (forse) speravano in una separazione consensuale. Invece La Scala e Carlo Fontana si sono lasciati prima del tempo e traumaticamente. Con uno scarto violento, degno della rottura insanabile creatasi, quasi due anni fa, tra Fontana e il direttore musicale del teatro, Riccardo Muti. «Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala - recita il solito comunicato ufficiale - si è riunito oggi (ieri per chi legge, n.d.r.) per conoscere le conclusioni del presidente Gabriele Albertini a cui il Cda aveva affidato, il 14 febbraio scorso, il mandato di ottenere una risoluzione consensuale del rapporto di lavoro con il dott. Carlo Fontana...». Eccetera. In sintesi, un sonoro benservito a chi, fino a un attimo prima, era ancora considerato il vertice amministrativo dell'ente. Un "vattene subito" che, assieme ai ringraziamenti di rito, viene attribuito «alla necessità di far fronte, tempestivamente, a una congiuntura particolarmente negativa e conseguire il sostanziale pareggio di bilancio per l'esercizio 2006». Sovrintendente è diventato ufficialmente Mauro Meli, direttore della Divisione "Teatro alla Scala", in altre parole il professionista che da tempo già opera in teatro attendendo l'avvicendamento. Il Consiglio ha anche istituito un "comitato di controllo interno" composto dai consiglieri Vittorio Mincato e Carlo Secchi e dal presidente del Collegio sindacale Giovanni Cossiga. Caso politico o caso gestionale? Le reazioni al forzato adieu di Fontana (il suo contratto sarebbe scaduto a novembre, come per tutto il Cda, e lo stesso Fontana ha sempre dichiarato di non voler lasciare prima l'incarico) sono molte e infuocate. I lavoratori del teatro hanno subito manifestato davanti a Palazzo Marino, sede del Comune; accanto a loro, i sindacati («Siamo qui - ha detto il segretario della Camera del Lavoro, Giorgio Roilo - al vostro fianco contro le istituzioni»; e la Cgil: «La rimozione di Fontana non ci piace, il sindaco Albertini deve rendere pubbliche le decisioni che prende, la Scala non è di un gruppo di persone, ma di tutti». E' stato inoltre confermato lo sciopero per tutte le "prime" della stagione e si annuncia una «più dura astensione dal lavoro» che farà saltare tutte le recite del dittico Santa Susanna di Hindemith e Il dissoluto assolto di Corghi, con Muti sul podio, in calendario dal 10 al 23 marzo. Una lotta senza esclusioni di colpi. Si esprimono i partiti politici, i magistrati (il giudice di Corte d'Appello Renato Caccamo, moto melomane, ha intrapreso una personale battaglia contro il nuovo sovrintendente, che accusa di «non idoneità al ruolo» sulla base della situzione debitoria in cui ha lasciato l'ente lirico di Cagliari). Le opposizioni in seno al Consiglio comunale di Milano chiedono le dimissioni del sindaco Albertini, mentre si è già dimesso Salvatore Carrubba, assessore alla Cultura («motivi personali e carenza di informazione sulla vicenda Scala»). R.S.
FONDAZIONE SCALA: Fontana cacciato, Scala nel caos
Il Consiglio di amministrazione della Fondazione Teatro alla Scala ha deciso di licenziare Carlo Fontana, sovrintendente del teatro, a causa di una situazione finanziaria difficile. Il Consiglio ha anche nominato Mauro Meli come nuovo sovrintendente e ha istituito un comitato di controllo interno. I lavoratori del teatro e i sindacati hanno reagito con manifestazioni e scioperi, accusando il sindaco Albertini di aver preso decisioni arbitrarie. I partiti politici e i magistrati hanno anche espresso le loro opinioni sulla vicenda. Il sindaco Albertini ha chiesto ai lavoratori di tornare al lavoro, ma i lavoratori hanno deciso di continuare gli scioperi. La situazione è ancora in evoluzione.
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