Da Ferrari a Picchioni l'idea di coordinare i festival dedicati ai libri Dopo la sfida dei festival, gli Stati generali degli organizzatori di eventi. Milano lancia la prima edizione di Bookcity, 350 eventi in cento location dal 16 al 18 novembre, e il sistema festivaliero italiano rischia di scoppiare. Viene naturale il parallelo con il confrontoscontro tra le manifestazioni cinematografiche di Torino e Roma. Ma se il cinema vive di esclusive e anteprime, mette su cartelloni pensati per i critici, nel mondo dell'editoria il dialogo sembra possibile. Gian Arturo Ferrari, presidente del Centro per il libro e la lettura di Roma, è stato chiamato in causa da Rolando Picchioni e Ernesto Ferrero, presidente e direttore del Salone del libro di Torino, per prendere in mano la governance. Ferrari ha saputo dai giornali che Milano avrebbe realizzato Bookcity: «L'Italia non farà passi avanti finché non si staccherà dalla tradizione localistica. Buttiamo via i campanili e scambiamoci le esperienze. Il Centro per il libro e la lettura non ha né vuole avere potere coercitivo, ma siamo disponibili a mettere tutti attorno a un tavolo. Gli organizzatori di festival, fiere, saloni, eventi pubblici dovrebbero parlarsi per evitare programmi fotocopia. Ci sono scrittori stranieri che ormai risiedono permanentemente nel nostro Paese, migrano da una presentazione all'altra. Anche i nomi importanti subiscono gli effetti collaterali della logica dei grandi eventi. Siamo sicuri che Salman Rushdie non sia qualcosa di già visto? ». Sulla sede degli Stati generali Ferrari ha idee meno chiare: «Il Centro per il libro è povero, servirebbero fondi, non importa se pubblici o privati. Sui soldi non sta scritto di chi sono ». Qui interviene Picchioni, che da tempo progetta "Le città del libro". Ci sono già un logo, disegnato da Adriano Benetti, lo stesso autore del logo del Salone, una data, febbraio 2013, e la promessa da parte del sindaco Fassino di finanziare l'incontro a Torino: «Il Salone del libro non vuole un ruolo politico ma non possiamo ignorare l'emergenza festivaliera, la gemmazione tropicale di iniziative. "Le città del libro" raccoglierà tutti gli organizzatori di manifestazioni pubbliche, da Pordenone a Galassia Gutenberg di Napoli, alla Sicilia. Ora inviteremo anche l'assessore Stefano Boeri e Bookcity. Sarà uno scambio di idee in assoluta libertà che potrebbe benissimo essere coordinato da Ferrari e dal suo Centro». Come in tutte le situazioni ingarbugliate qualcuno rischia di fare una brutta fine. Ferrari sottolinea che Bookcity è organizzato dalle Fondazioni culturali milanesi ma dietro ci sono Mondadori, Feltrinelli, Rcs, il gruppo GEMS, le major dell'editoria. Picchioni, questa gemmazione stritolerà i piccoli editori? «A Torino Unioncamere a partire dallo scorso anno eroga un bonus di mille euro alle case editrici più piccole per partecipare al Salone. Sempre grazie a contributi pubblici l'anno prossimo, per la prima volta, istituiremo la regione ospite e sarà la Calabria. Un modello di sostegno alla microeditoria che dovrebbe essere copiato in tutta Italia ». Un fermento culturale con luci e ombre che però fa ben sperare. Stefano Mauri, presidente di GEMS, ha proposto la costituzione di una vera e propria Authority del libro. Chissà cosa ne pensa il ministro Ornaghi, fino ad ora spettatore silenzioso.