Sono convinto che, prima o poi, sia pure a costo di grandi sacrifici, che una politica settaria fa pagare a chi non dovrebbe pagare, la crisi economica si risolverà. Il nostro paese, e Napoli con esso, sono realtà straordinarie, capaci come pochi di saper sopravvivere: da decenni (Napoli da qualche secolo) non fanno altro. Ciò che avrà bisogno di qualche generazione per risolversi (e non è dato dire come) è il collassamento culturale e morale in cui siamo caduti. Ormai i comportamenti, anche quelli delle persone per bene, ne sono infettati. Perché s'è smarrita la capacità dell'analisi logica. Davvero si resta allibiti, quando si sentono discorsi imbastiti da persone che sono la testimonianza del collassamento, che in parte lo hanno provocato o, se non altro, ne hanno vissuto, impanapprezzabile carsi a moralisti, ottusi o cinici. Si ha davvero l'impressione dell'orchestrina del Titanic che continuava a sonare, mentre la nave inesorabilmente affondava. E non si vede rimedio. Neppure le elezioni siciliane son davvero servite, perché ben pochi hanno osservato che anche il cosiddetto trionfo del grillismo è parte del sistema che è giunto al capolinea. Anzi ne è il documento più eclatante. Il movimento 5 stelle non ha tolto un voto ai delusi della politica: la vera forza anti-politica, che s'è concentrata nel non voto (più del 50 per cento, ossia la delegittimazione della politica). Il movimento 5 stelle ha preso i voti dei partiti e cioè è una parte del sistema nella sua fase di estenuazione. A Napoli la situazione è dello stesso tipo, anzi un poco peggiore. A Napoli si contrabbanda, come Grillo e più ottusamente di Grillo (perché almeno questi non è al governo, dove spera di andare e perciò non è scalfito da chi, stando al governo, vuol passare per Grillo), per antipolitica l'estenuazione della politica. Napoli poteva essere un vero laboratorio del nuovo, se, invece di ripigliare tal quale il modello dei precedenti governi (la ricerca dell'evento straordinario, la politica degli annunci, la compromissione coi gestori del precedente sistema di potere), si fosse scelta la politica dell'ordinario (il rifacimento delle strade; affrontare, senza ideologismi, il problema dei rifiuti: non credo esista una differenza tra i treni che andavano in Germania e le navi che vanno in Olanda; preoccuparsi del sistema fognario e garantire la stabilità del territorio; scegliere un ambientalismo non ideologizzato, ma rigorosamente tecnico; affrontare il gran problema della formazione giovanile). E non si dica che mancano i soldi. Questi si trovano più facilmente se si avanzano programmi seri e non spettacoli. Chi l'avesse fatto, oltretutto, si sarebbe assicurato un sicuro avvenire politico, senza inseguire l'arcobaleno. E allora veniamo a un ultimo episodio eclatante e non esito a definirlo così anche se riguarda il mondo accademico e della ricerca. Quanti cittadini e quanti governanti sanno che Napoli detiene alcune delle istituzioni accademiche più antiche, più insigni e attive da secoli? Quanti napoletani e governanti sanno che queste istituzioni operano per la formazione dei giovani e non solo per il compiacimento di vecchi (e giovani) accademici, perché, per fare solo due esempi, organizzano corsi di alta formazione e pubblicano, gratuitamente (oggi che tutti gli editori chiedono contributi per la stampa), i lavori dei giovani studiosi e ne garantiscono l'immissione nel circuito mondiale, grazie agli "Atti" accademici per via del sistema dei cambi con gli analoghi atti delle accademie estere, con cui sono in corrispondenza? Quanti napoletani e quanti governanti sanno che a via Mezzocannone 8, sede dell'Accademia Pontaniana e della Società nazionale di scienze, lettere e arti, esiste una biblioteca di oltre 50 mila periodici e atti accademici del mondo intero? Ebbene, il ministero dei Beni culturali, nel suo ultimo elenco degli enti culturali e scientifici, non ha esitato a cancellare il contributo (modestissimo, ormai in seguito ai molti tagli subiti) e a mettere fuori dall'elenco degli enti scientifici le gloriose accademie che ho citato e che esistono, una dal 1443 (sì 1443!) e l'altra dal 1735. Lo ha fatto, grazie al lavoro di una commissione di esperti (?), che non ha mancato di distribuire a pioggia centinaia di milioni, finanziando "illustri" fondazioni politiche, intestate a "illustri" personaggi politici e altre non meno degne istituzioni provinciali. Non s'è capito in base a quali complicati calcoli e criteri. Cercheremo di saperlo impugnando il decreto, che del resto (per non fare sperequazioni!) ha cancellato anche l'Unione accademica nazionale, che rappresenta le 11 accademie nazionali, a iniziare dai Lincei, nell'Union Accademique International. Ebbene, qualcuno è intervenuto? È un pezzo dello straordinario patrimonio di Napoli, città straordinaria, senza bisogno degli eventi straordinari, che se ne va (come diceva una canzone napoletana). Ma che conta l'Accademia Pontaniana di fronte a una sgangherata Ztl, o a un anticipo di Coppa Davis, o a una nuotata in via Caracciolo? Evviva! Continuiamo a far sonare il concertino del Titanic! Che Dio ci assista (lo invoco da laico).
NAPOLI - la cancellazione delle Accademie
Il testo è un articolo di giornale scritto da un autore che esprime la sua convinzione che la crisi economica si risolverà solo con grandi sacrifici. Il testo si concentra sulla situazione di Napoli, che è considerata una realtà straordinaria che riesce a sopravvivere anche in difficoltà. Tuttavia, il testore lamenta il collassamento culturale e morale in cui si è caduto il paese, e critica i comportamenti dei politici e dei cittadini che non si preoccupano di affrontare i problemi reali. Il testore sostiene che il movimento 5 stelle non è una vera forza anti-politica, ma piuttosto una parte del sistema che cerca di estenuare la politica.
Artista / Persona
Bene culturale
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