Cgil e Fiom vogliono incontrare il sindaco sul Palais Lumiere. E con urgenza. Se il Comune venderà infatti aree a Pierre Cardin, per loro, l'industria veneziana morirà. Fin dalla prima presentazione del progetto i sindacalisti hanno espresso mille dubbi. Il timore è che la crisi dell'industria di Porto Marghera subisca un'accelerata grazie a quest'intervento a poche centinaia di metri dalla sede di Fincantieri. In vista dunque dello sciopero nazionale del 14 novembre Fiom e Cgil tornano all'attacco. «Serve un incontro urgente chiarificatore con il sindaco Giorgio Orsoni - scrivono in una nota le due sigle sindacali - anche alla luce dell'annunciata cessione di aree a Marghera di proprietà comunale al magnate Cardin». L'urgenza oggi per l'area industriale sarebbe un'altra per il sindacato: rilanciare la piattaforma su Porto Marghera. Come farlo? «Occorre chiamare in causa direttamente Confindustria di Venezia - scrivono i sindacalisti - è l'associazione degli industriali la principale responsabile del dissesto del territorio e occorre incalzarla rivendicando progetti industriali». Servono quindi investimenti per innovare prodotti e processi lavorativi e salvaguardia delle attività che per ora continuano ad operare in città. Il governo poi ha dichiarato lo stato di crisi per l'area industriale veneziana e dunque bisogna insistere anche su questo fronte, sostengono Cgil e Fiom. «Serve un tavolo governativo per affrontare il tema dello sviluppo sostenibile e dell'industria che rimane l'obiettivo prioritario della lotta e dell'iniziativa dei metalmeccanici», si legge nel documento sindacale. Giovedì prossimo, in occasione dello sciopero che coinvolge anche autobus e vaporetti, a Mestre manifestano operai e sindacalisti e uno dei temi portanti del corteo sarà appunto il no al Palais Lumiere. «La vendita di proprietà pubbliche è un'operazione pericolosa che risponde a esigenze di bilancio e impone inaccettabili cambi di destinazione d'uso - concludono Cgil e Fiom - se realizzato il Palais rischia di portare a termine la deindustrializzazione della città a partire da Fincantieri, Simar e raffineria». Le conseguenze sarebbero drammatiche, dicono, con danni irreparabili a produzione industriale, occupazione e all'equilibrio socioeconomico della città.