ROMA Era nell'aria ed è accaduto. La riforma dei contratti di lavoro delle istituzioni lirico-sinfoniche è stata varata. Il provvedimento è passato in Commissione Cultura al Senato durante la conversione del decreto legge numero 7 del 2005, relativo ad interventi in materia di Istruzione e Beni culturali. Si tratta di un riordinamento più volte annunciato ed ormai «inevitabile, dato lo stato di grave crisi delle Fondazioni». Lo afferma il direttore generale dello Spettacolo, Salvatore Nastasi, commentando il testo proposto in commissione dal senatore Asciutti. Molti i punti innovativi, subitanea la protesta dei sindacati dei teatri. A Bologna, ad esempio, la direzione del Teatro Comunale ha comunicato ieri pomeriggio che la prima rappresentazione del Trittico (Il Teatrino di Mastro Pietro, La Bella dormente nel bosco, Pierino e il lupo ), prevista per domani sera, non avrà luogo. Nell'ambito della stessa manifestazione («organizzata per la situazione di crisi che grava sulla lirica italiana»), nelle successive rappresentazioni del Trittico il Coro, che si esibisce nella Bella dormente nel bosco di Respighi, non indosserà gli abiti di scena. In Pierino e il lupo di Prokofiev è impegnato , come voce recitante e regista, Lucio Dalla. Tornando al provvedimento, si osserva che tende a «disciplinare le attività delle Fondazioni liriche per assicurare vere economie di gestione, il contenimento delle spese di allestimento e il riconoscimento di un calmiere dei compensi artistico-professionali». Poi, ed è questo uno dei punti nodali, accanto a nuove e più severe regole per il Contratto nazionale e per i contratti integrativi aziendali, stabilisce il blocco delle assunzioni a tempo indeterminato, da oggi fino al 2007. Per quanto specificamente riguarda il Contratto Nazionale, impone la reale ottimizzazione delle risorse umane in correlazione alle esigenze produttive delle Fondazioni. «L'emendamento Asciutti continua Nastasi è stato approvato dalla Commissione tenendo conto delle modifiche formulate dall'Anfols (l'Assemblea dei sovrintendenti) e dai sindacati nazionali di settore. Finalmente, mi sento di dire, una riforma equa, moderna e, soprattutto, che non va a toccare i diritti acquisiti dei lavoratori, sgombrando il campo da ipotesi peggiori, ormai ventilate da più parti». Ancora: «Dal 2006, quando la norma sarà a regime con la firma del nuovo Contratto collettivo, le Fondazioni ne trarranno un evidente beneficio economico. E tale beneficio andrà senza dubbio a favorire una produzione artistica specifica che il mondo intero ci invidia». Certo, la situazione della lirica italiana vive un momento molto difficile. Mostra quanto sia impervio, in questo momento storico segnato da tante contraddizioni, conciliare la difesa del nostro patrimonio culturale con le esigenze della moderna produzione artistica e del mondo del lavoro. La stessa tempesta che ha investito Milano e La Scala, tempio mondiale della lirica, dopo l'allontanamento "forzato" di Carlo Fontana, è sintomo plateale del malessere di tutto il settore. Un ambito che, per contro, tutti consideriamo prezioso e strettamente legato alla tradizione nazionale.