Firenze svenduta ai turisti, Firenze massificata, globalizzata, trasformata in villaggio gastronomico di scarsa qualità. Firenze delle pizze a taglio, degli sciami di gruppi da crociera, dei negozi di souvenir. Firenze come Venezia, forse solo un po' meno, ma sempre nella stessa delicatissima situazione, tirata di qua dalle esigenze commerciali di là da quelle identitarie e culturali. Il quadro della città d'arte italiana per eccellenza, patrimonio mondiale dell'Unesco, di nome, ma troppo spesso non di fatto, è ben chiaro a Giovanni Puglisi, che per l'Unesco è presidente della commissione italiana. Tanto chiaro che ieri, da Florens, ha lanciato un invito al sindaco Matteo Renzi perché ci si metta tutti intorno a un tavolo a studiare delle soluzioni ad hoc contro l'invasione dei viaggiatori mordi e fuggi. «Certo non ora che è preso dalla campagna per le primarie. Magari quando avrà finito il suo viaggio in Italia. Io sono pronto». Di che si tratta? «Sono pronto a venire qui, prima in maniera informale e poi anche seguendo percorsi più ufficiali, per valutare come la vostra città sta affrontando il tema dell'invasione del turismo di massa e, se il caso, fornire delle indicazioni e dei consigli, sulla base di quanto prescrive la Convenzione dell'Unesco che proprio quest'anno ha festeggiato i suoi 40 anni». Un'apertura, dunque, all'appello lanciato dal principe Ottaviano dei Medici che quest'estate lanciò una raccolta di Firme per chiedere l'iscrizione di Firenze nella lista dei siti a rischio del Patrimonio Unesco? «No, tutt'altro. Mi lasci dire prima cosa penso di quell'appello e poi torneremo a parlare di Firenze». Prego. «L'appello del principe Ottaviano, che dopo quell'iniziativa io ho avuto il piacere di incontrare, lo considero una mossa miope, perché non tiene conto dell'importanza del tema turismo in città d'arte; sbagliato, perché non tocca all'Unesco amministrare al meglio le città iscritte nelle sue liste secondo gli standard della Convenzione, e pericolosa, perché getta discredito su una città simbolo dell'Italia come è Firenze e quindi sostanzialmente su tutto il nostro paese. Abbiamo fatto di tutto per evitare che l'iscrizione nella lista nera del patrimonio a rischio avvenisse per Pompei ed Ercolano e ce lo si chiede per Firenze. E folle». Ok, niente lista nera, però il problema sussiste e qualche luogo che viene messo sotto l'alta protezione dell'Unesco ci sarà pure... «Certo che c'è ma accade solo nei casi limite in cui si prende atto che chi è deputato a tutelare il bene non può farlo, non vuole o non riesce a farlo. Consideri però che questo provvedimento va prima preceduto da una sollecitazione agli amministratori del bene a lavorare per proteggerlo». E' quello che farà con Renzi? «Se Renzi sarà disponibile, sarò pronto a dargli dei consigli, come presidente della commissione italiana Unesco. Vede Firenze, insieme a Venezia e a Roma, sono città simbolo dell'Italia, una loro corretta amministrazione in materia di tutela e valorizzazione del loro patrimonio culturale è interesse di tutti. Il mondo associa queste tre città all'Italia dell'arte tout-court. Certo allora che la gestione dei flussi turistici può e deve diventare un dibattito che interessa tutti. Ma attenzione non chiamiamo il papà Unesco perché ci risolva problemi che dobbiamo affrontare da soli. Vede, quando si iscrive un bene al nostro organismo bisogna sottoscrivere una sorta di patto per cui ci si impegna a seguire dei precisi standard amministrativi: i beni vanno preservati, valorizzati, protetti. Se questa città non è abbastanza difesa dai flussi turistici l'interlocutore giusto è chi la amministra. Al principe Ottaviano, quando l'ho incontrato, ho detto proprio questo. Perché chiede a noi d'intervenire invece che ai suoi amministratori?». Sta dicendo che la colpa è di Palazzo Vecchio? «Io ho stima di Renzi, e non credo che amministrare Firenze sia cosa facile, ma è una scommessa straordinariamente appassionante. Proprio perché è la città-Italia, nell'immaginario collettivo, è per lui forse una sfida più interessante di quella per il premierato. Ma qui non stiamo a parlare di politica. Credo che Firenze abbia dei punti di criticità, che sia invasa da troppa gente e spesso da gente che non porta qualità. Credo che delle politiche per monitorare e indirizzare i flussi turistici possa essere fatta con intelligenza, d'altro canto, lo chiede anche la Convenzione». Al di là di cosa chiede la Convenzione come la vede Firenze? Una recente ricerca della professoressa Magherini dice che i fiorentini soffrono della loro presenza eccessiva in città, perché cambiano il loro tessuto urbano, il loro panorama visivo? «La vedo una città di straordinaria bellezza, che ha bisogno di essere tutelata e salvaguardata nel modo migliore possibile. Capisco lo straniamento dei fiorentini rispetto alla città Disneyland e lo condivido. Ma si può lavorare dall'interno per evitare questa deriva, offrire qualità e catalizzare anche un altro tipo di straniero». Tralasciamo un attimo Firenze, quali sono altri possibili luoghi toscani che meriterebbero l'iscrizione nella lista del Patrimonio dell'Unesco? «Ora per l'Italia ci sono due candidature, una riguarda la Sicilia, l'Etna, in particolare, e l'altra è roba vostra, si tratta delle Ville Medicee, se ne discuterà in sede ufficiale». E per il futuro? «Bisognerà ridiscutere anzitutto il tema del Palio. So che è un argomento delicato perché mette in allarme gli ambientalisti e gli animalisti. Ma mi pare che a Siena ci si stia muovendo per proteggere al meglio i cavalli. E poi mi lasci dire: a me pare più pericolosa una corsa della Formula 1, anche perché mette a repentaglio la vita di esseri umani, rispetto alla corsa del Palio». Finisce qui la lista delle bellezze toscane? «No, c'è un altro progetto ma ancora allo stadio iniziale. Riguarda il Mugello: l'interesse di quel territorio è legato ai grandi boschi di castagno e ai mestieri che ruotano intorno alla loro lavorazione. In quel caso si sovrapporrebbero due motivazioni, la salvaguardia del patrimonio naturale e di quello della tradizione. Ma siamo solo alle battute d'inizio, sono stato a visitare il territorio e l'ho trovato di notevole interesse».