Il bilancio, naturalmente, sarà valutato al termine della manifestazione; ma fin d'ora si può dire che il Salone del Restauro che si apre oggi alla Fortezza da Basso, organizzato dall'associazione no profit CHT diretta da Elena Amodei, rappresenta una scommessa vinta. Onestamente, quando nel 2009 si tenne la prima edizione, nutrivo qualche dubbio che sarebbe stato possibile intraprendere con successo un'iniziativa del genere a Firenze. Dubitavo che in Italia esistessero le condizioni per un altro salone del restauro oltre a quello storico di Ferrara, che dal 1991 richiama ogni anno in primavera un pubblico di affezionati. Altri tentativi sono falliti (Udine), altri (Venezia, Torino) mantengono caratteristiche diverse: dimensioni assai minori, contaminazioni con altre finalità. La seconda edizione, del 2010, ha ispirato fiducia nella possibilità di proseguire: sappiamo che le criticità stanno proprio nella continuità. Cos'è un salone di restauro? Una manifestazione mista, con degli stand nei quali le ditte che producono o commercializzano materiali per il restauro espongono i loro prodotti, alcuni Enti pubblici responsabili della tutela dei beni culturali e altri considerati "no profit" documentano le loro attività, e anche qualche ditta di restauro espone i risultati del proprio lavoro. Fanno corona convegni, tavole rotonde, occasioni d'incontro di varia natura. La misura del successo è data sicuramente dai ritorni sui mezzi d'informazione, ma soprattutto dalla partecipazione dei visitatori, sono loro a conferire anima e vitalità. I saloni del restauro non sono da confondere con quelli dedicati all'edilizia, assai più diffusi, anche all'estero; mentre quelli di restauro sono indubbiamente una specificità italiana, almeno nelle dimensioni e nel numero dei visitatori, come mi confermava recentemente il capo dei laboratori scientifici del British Museum. Da questo punto di vista indubbiamente uno dei luoghi comuni più diffusi, dell'Italia come capitale mondiale del restauro, possiede una sua veridicità, anche se le classifiche in questo genere di attività hanno poco senso e se negli ultimi decenni alcune fra le innovazioni tecniche più importanti, soprattutto nella scienza della conservazione, sono venute da altri Paesi. Quest'ultima constatazione del resto denuncia un fenomeno inevitabile, in Italia la ricerca soffre, i cervelli emigrano (molti scienziati italiani rivestono ruoli di grande responsabilità in prestigiose istituzioni straniere). Comunque delle tre componenti del restauro, secondo la tradizione italiana: storici d'arte, restauratori, scienziati, forse attualmente sono proprio gli ultimi ad avere ancora maggiori possibilità materiali di produrre innovazione. Il Salone di Firenze costituisce dunque un'occasione preziosa per un pubblico non specializzato di prendere contatto con il mondo del restauro, e mi auguro allora che in molti si sentano incentivati a visitarlo; a cominciare dai giovani del social forum, che dovrebbero apprezzare un comparto di attività improntato, secondo le tendenze più moderne, a princìpi di minimo intervento, compatibilità, rispetto, che dalle opere d'arte possono trasferirsi all'intero pianeta. L'autore è ex soprintendente dell'Opificio e ordinario di Restauro a Torino e Firenze
IL SALONE DEL RESTAURO SCOMMESSA VINTA DA FIRENZE
Il Salone del Restauro di Firenze, organizzato dall'associazione no profit CHT, rappresenta una scommessa vinta. La seconda edizione, del 2010, ha ispirato fiducia nella possibilità di proseguire. Il salone è una manifestazione mista con stand di ditte che producono materiali per il restauro, Enti pubblici e ditte "no profit" che documentano le loro attività. Fanno corona convegni e tavole rotonde. La misura del successo è data dalla partecipazione dei visitatori. I saloni del restauro non sono da confondere con quelli dedicati all'edilizia. L'Italia è considerata capitale mondiale del restauro, ma la ricerca soffre e i cervelli emigrano.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo