DUE preziosi e splendidi inediti di Giotto riemersi dalla pulitura di tavole trecentesche. È la clamorosa scoperta annunciata ieri a Roma, durante la presentazione della mostra su Cimabue, dal direttore dei Musei Nazionali di Pisa Maria Giulia Burresi. La scoperta è avvenuta dopo il restauro delle due piccole tavole, affidato alla Soprintendenza di Pisa nell'ambito di uno studio avviato da anni su opere del XIII e XIV secolo rinvenute sul territorio. Un ritrovamento inaspettato anche per gli studiosi e per la stessa città di Livorno (rivale storica di Pisa) che, inconsapevole, custodiva le opere nella chiesa di San Jacopo in Acquavia, adiacente l'Accademia Navale. Le tavole, ha raccontato Burresi, appartengono probabilmente a un polittico andato perduto, «uno di quelli usciti dalla bottega di Giotto, che ancora mancano all'appello». Prima del restauro, ha proseguito, le opere erano del tutto illeggibili per le molte ridipinture, compiute nel corso dei secoli. Ma, ha precisato Antonio Caleca, altro curatore della mostra su Cimabue, erano già state catalogate con un'attribuzione al tardo Trecento fiorentino. Lo storico dell'arte Mylkos Boskovits, ha precisato Burresi, ha anticipato la data ai primi decenni del XIV secolo. Le due tavole (72 centimetri di altezza e 35 di base) sono state restaurate da Eleonora Rossi della Soprintendenza pisana, con un paziente lavoro durato due anni.
SCOPERTE - C'è la mano di Giotto in due tavole del '300 restaurate
Due tavole trecentesche di Giotto sono state scoperte durante il restauro di altre opere nel territorio di Pisa. Le tavole, che misurano 72 centimetri di altezza e 35 di base, erano state custodite nella chiesa di San Jacopo in Acquavia a Livorno. Il restauro, condotto dalla Soprintendenza di Pisa, ha rivelato che le opere appartengono probabilmente a un polittico andato perduto della bottega di Giotto. Le tavole erano state ridipinte nel corso dei secoli, ma erano già state catalogate come opere del tardo Trecento fiorentino. Il restauro è stato condotto da Eleonora Rossi della Soprintendenza pisana e ha richiesto due anni.
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