CIUCCI (ANAS) IN AUDIZIONE IN PARLAMENTO, MA NON CONSEGNA I CONTRATTI PER L'OPERA Neanche di fronte all'evidenza, ieri Pietro Ciucci si è presentato in Senato per raccontare ai parlamentari la favola del nulla, cioè la favola del Ponte sullo Stretto di Messina. Prima di varcare la soglia dell'aula ha voluto gratificarci con la considerazione che la lettura mattutina del Fatto Quotidiano a proposito del Ponte lo inquieta. Al che gli abbiamo fatto presente che moltissimi italiani sono invece assai preoccupati per la sua scelta di voler costruire a tutti i costi un'opera di dubbia se non nulla utilità, ma che costerebbe un occhio della testa. Una volta entrato, Ciucci ha indossato i suoi quattro cappelli di ordinanza: quello di amministratore unico dell'Anas proprietaria all'80 per cento circa della società Ponte sullo Stretto, quello di amministratore anche della stessa Società del Ponte, e poi il cappello di commissario per il Ponte e in più di commissario per le opere annesse e connesse in Calabria e in Sicilia. Sulla porta della sala al terzo piano di Palazzo Madama dove si è tenuta l'audizione, una targa in ottone indica che lì dentro si riunisce la Commissione Lavori pubblici. Ma visto e sentito come sono andate le cose, quella scritta dovrebbe essere corretta: per il Ponte si dovrebbe parlare di lavori privati. A distanza di un decennio dall'avvio delle prime procedure, viene fuori che alcuni passaggi fondamentali e alcuni contratti sono ancora rigorosamente segreti. Come se di mezzo ci fossero soldi di chissà chi e non finanziamenti statali. Ciucci ha di nuovo manifestato la sua ritrosia di principio alla divulgazione di quelle carte sostenendo che si tratta di contratti di natura privatistica e in quanto tali da considerare riservati. Ma l'Anas e la Società del Ponte, per quanto società per azioni, di privato non hanno proprio niente, sono di proprietà del ministero dell'Economia e in quanto tali pubbliche. Ma a esplicita richiesta del Parlamento quelle carte non sono state consegnate. Quali sono gli atti richiesti lo ha ricordato il senatore Marco Filippi del Pd che di fronte alla "diffusa e permanente opacità" di tutta la vicenda, ha avanzato l'idea della costituzione di una commissione parlamentare d'inchiesta. Gli atti finora "secretati" sono questi: il contratto del 27 marzo 2006 che, con il governo Berlusconi in articulo mortis, affidava i lavori alla società contraente generale Eurolink (Impregilo, Condotte e Cooperativa cementisti e muratori-Cmc). Il secondo documento è l'atto aggiuntivo del 17 aprile 2009 (di nuovo Berlusconi a palazzo Chigi) con cui si riavviavano le attività nel frattempo sospese. Il terzo è il nuovo atto aggiuntivo del 25 settembre 2009 per riavviare i lavori già riavviati, ma con una consistente variazione di costo, da 4,6 miliardi a 6,4. Il quarto documento è l'atto di consegna dei lavori (vigilia di Natale 2009), affidati nonostante in cassa non ci fossero appena 13 milioni, spiccioli rispetto alle cifre gigantesche in ballo, come ha ammesso lo stesso Ciucci. Il quinto documento, infine, è l'ennesimo nuovo atto aggiuntivo (10 settembre 2010) con un ulteriore innalzamento della spesa a 8,4 miliardi. La segretezza dei documenti non aiuta di certo a capire, anche perché le cifre dei costi ballano in continuazione e con esse balla pure il calcolo delle eventuali penali da pagare a Eurolink per la probabile mancata costruzione dell'opera. Dalle pagine della favola di Ciucci sono balenate le ennesime cifre di costo. Da 8,4 miliardi si scende di nuovo a 6,3 in quanto sarebbe stato valutato, non si capisce bene perché e da chi, che le opere collegate al Ponte, fino a ieri ritenute irrinunciabili, si potrebbero anche non fare più. Di sicuro se entro il primo marzo 2013 la Società del Ponte e il contraente Eurolink non dovessero firmare l'ennesimo atto aggiuntivo conseguente alle clausole imposte dal decreto del governo di alcuni giorni fa, salterebbe il banco e la Società Ponte verrebbe finalmente liquidata. Come in tutte le favole, però, anche in quella raccontata da Ciucci c'è il lieto fine: in soccorso arriverebbero "investitori cinesi".