DUE mesi fa i bolognesi hanno ufficialmente saputo che la loro città non solo è sporca, ma «è una delle città più sporche che si possano vedere in giro». La notizia diffusa dal «palazzo» con clamore, è stata accolta dalla «piazza» senza stupore. E non per aver letto il diario di viaggio di Dickens che già nel 1844 l' aveva descritta come «una città sporca e decadente, dall' aspetto tenebroso», ma per aver camminato sui marciapiedi e sotto i portici, attraversato le vie e le piazze, passeggiato nei giardini e nei parchi. La meraviglia è che ci fosse ancora qualcuno tra i 400.000 cittadini che non se ne fosse accorto. La messa in campo delle Gev, le guardie ecologiche volontarie, ricorda un' altra operazione mediatica: tre anni fa, alle 9 del 12 ottobre 2009, il nuovo sindaco-imbianchino della città diede il primo colpo di pennello per cancellare i graffiti da palazzo Pepoli Campogrande. Una pennellata simbolica: quattro mesi dopo la città aveva cancellato lui. L' assessorato all' ambiente rivela che a Bologna vivono e sporcano 40.000 piccioni, uno ogni 10 abitanti, e il loro guano infesta portici e monumenti. Non è l' ultimo censimento, ma una vecchia stima trovata in un documento Lipu di quindici anni fa e per capire che andrebbe aggiornata basta andare a vedere l' ex Chiesa di San Barbaziano in via Battisti: il fianco su via Barberia è un deposito di guano mai rimosso. Dalla Curia all' incuria. Le Gev, invece di appostarsi per vigilare sul corretto smaltimento dei rifiuti, possono cominciare a sanzionare la Soprintendenza per i Beni Architettonici per lo stato di abbandono dei tanti edifici antichi e fatiscenti nel centro storico, rifugi per colonie di piccioni e di topi, responsabili di danni, sporcizia e degrado dell' ambiente urbano, di contaminazione di alimenti e di rischi sanitari. Spegnere le luci di notte fa sparire tutto, ma solo fino al mattino dopo. Edoardo Ferrarini