La direttiva di Ornaghi: stop alle bancarelle attorno ai monumenti e autorizzazioni revocabili "Nelle aree di pregio sarà abolita ogni forma di commercio ambulante" Via i camion bar, via le bancarelle paccottiglia, via i centurioni e stop alle occupazioni di suolo pubblico selvagge, dai tavolini ai dehors che impattano sulla visuale dei monumenti. Dal Colosseo a piazza del Popolo, scatta la guerra al suk e al commercio ambulante abusivo nelle aree archeologiche e di pregio monumentale. Dopo venticinque giorni dalla sua firma, ieri è stata approvata la direttiva sul decoro del ministro per i beni culturali Lorenzo Ornaghi che punta a «rafforzare e chiarire» le regole con cui contrastare e vietare ogni forma di attività commerciale e artigianale in forma di ambulantato o su posteggio che non sia compatibile con la tutela del patrimonio nel centro storico. Registrata dalla Corte dei Conti il 26 ottobre scorso, la direttiva è ora pronta ad entrare in vigore. Passaggio quanto mai strategico per concludere di fatto i lavori della commissione congiunta Mibac-Campidoglio. Il piano di riordino ha ora il suo percorso ufficiale: la direttiva non solo rafforza il ruolo chiave della direzione regionale del Lazio e delle soprintendenze statali a svolgere un intervento di monitoraggio assiduo di tutti i casi di camion-bar, bancarelle e tavolini che risultino incompatibili con le misure di tutela, ma punta anche il dito sulle amministrazioni locali affinché assecondino i vincoli con provvedimenti opportuni e forme repressive. E sono proprio le azioni di divieto, rimozione, delocalizzazione alla base delle aree archeologiche e di pregio previste dal documento. Come si legge nella direttiva «gli uffici del ministero collaboreranno con le amministrazioni locali segnalando gli ambulanti illeciti e sollecitando poteri repressivi da parte delle medesime amministrazioni». La collaborazione degli uffici ministeriali è assicurata al Comune anche nella «individuazione di altre aree idonee alla ricollocazione dei posteggi le cui concessioni siano cessate a seguito delladozione delle disposizioni normative», ma esclude la «rilocalizzazione di tali attività che dovessero risultare vietate nei pressi dei complessi monumentali e dei beni culturali, in prossimità di altri beni culturali e complessi monumentali». La direttiva chiarisce, poi, che «il carattere storico delle concessioni» non impedisce ladozione di nuove determinazioni: «Le concessioni non danno mai luogo a diritti intangibili e sono invece revocabili, in base a una nuova valutazione». Anche perché, come puntualizza la direttiva: «La tutela dellinteresse costituzionalmente primario inerente la tutela del patrimonio culturale assume carattere preminente rispetto agli altri interessi, incluso quello avente a oggetto lesercizio di attività economiche private». Le mappe in cui verrà applicata la direttiva saranno presentate nei prossimi giorni con una conferenza stampa dove prenderanno parte tutti i protagonisti, dal sindaco Alemanno, al direttore regionale Federica Galloni, ai soprintendente statali e sovrintendente capitolino. Ma già trapelano indiscrezioni sui luoghi clou, da piazza del Popolo e Tridente a via del Corso e piazza Venezia, dal Pantheon a Piazza Navona, fino allarea archeologica centrale dei Fori Imperiali e piazza del Colosseo.