Qualcosa di interessante là sotto potrebbe ancora esserci. Piazza Giacomini, appendice di via Garibaldi, non è un luogo nato così come oggi lo possiamo vedere ma è il risultato del devastante bombardamento angloamericano del 22 novembre 1943, quello che ha praticamente raso al suolo l'antica chiesa della Madonna del Pianto. Un vuoto urbanistico dunque, rispetto al quale i lavori di ripavimentazione del centro storico di Foligno offrono ora la possibilità di indagare e capire cosa effettivamente resti al di sotto dello strato di asfalto e del giardinetto creato al centro dello spazio. A volerlo è stato il Comune di Foligno, che ha stralciato piazza Giacomini dal programma dei lavori di ripavimentazione in modo da costituire un intervento autonomo da eseguire sulla scorta dei risultati dell'indagine archeologica. "Lo studio preliminare, concordato con la Soprintendenza archeologica di Perugia - spiega l'architetto Roberto Luciano Vergoni - prevede un sondaggio esplorativo effettuato secondo le due direttrici principali della chiesa che vi sorgeva. Il primo scavo avrà uno sviluppo di 26 metri e correrà al centro dell'unica probabile navata; altri tre scavi riguarderanno la zona absidale alla ricerca di eventuali cripte anche di epoche precedenti". La chiesa era molto antica e il suo vero nome era San Leonardo fino a quando nel 1614 vi fu eletta una Confraternita di laici che si radunavano a leggere l'ufficio della Madonna nel mattino di ogni festa. L'origine era sostanzialmente medievale, poi ricostruita tra il 1704 e il 1710 secondo l'impostazione progettuale di Sebastiano Cipriani all'indomani del terremoto verificatosi il 14 gennaio 1703, giorno della festa della Madonna del Pianto. Nel gennaio 1900 era stata poi inaugurata la nuova facciata opera del giovane architetto Vincenzo Benvenuti, con le statue di Santa Messalina e della Beata Angela. Un assetto destinato a rimanere tale sino al 22 novembre 1943, giorno del primo, devastante bombardamento alleato sulla città. I 108 apparecchi che sorvolano la città sganciano bombe in due tempi: "Il primo - documenta la relazione sull'incursione depositata nella sezione folignate dell'Archivio di Stato - alle ore 12.53 circa e l'altro con intervallo di alcuni secondi e complessivamente furono gettate circa 250 bombe dirompenti da kg 500, 250 e 100, circa una ventina rimasero inesplose". E' in questo frangente che viene provocata la distruzione completa della Madonna del Pianto, di molte abitazioni di proprietà della Confraternita e del Seminario Diocesano. A quel punto si decide di radere tutto al suolo e al posto della chiesa nasce una piazza, con una sistemazione a terra che viene successivamente studiata cercando di riproporre l'antico ingombro della Chiesa andata perduta, secondo l'andamento che aveva soprattutto lungo la scomparsa via Bellori. Adesso tocca però agli archeologi andare alla ricerca di colonne, lesene, decorazioni, pilastratum. Dopo quasi 70 anni l'attesa è notevole.