Stanislao Lanzotti, consigliere comunale, vuole cinquantamila euro per il rinfresco matrimoniale saltato nel chiostro monumentale Revoca dell'accordo. Il curatore del ministero Bile vietò il ricevimento «per il permanere del sequestro giudiziario» L'ufficiale giudiziario ha notificato la richiesta per «abuso di potere» al curatore ministeriale NAPOLI - I Girolamini e il matrimonio dimezzato atto II. Gli sposini che il 2 luglio scorso avrebbero dovuto celebrare il rinfresco con cinquecento invitati nel monumentale aranceto dello splendido complesso seicentesco, hanno presentato richiesta al Tar per ottenere un maxirisarcimento di cinquantamila euro da parte del ministero per i Beni e le attività culturali. L'atto è stato notificato da un ufficiale giudiziario a Umberto Bile, il curatore nominato dal ministro Lorenzo Ornaghi per difendere i Girolamini saccheggiati durante la gestione del soprintendente Massimo De Caro con manoscritti rari rubati e venduti in mezza Europa. Il peggio è che i magistrati non hanno elementi certi per stabilire quanti volumi siano spariti. Al centro del ricorso una lettera: quella inviata da Bile il 28 giugno scorso ai due sposi e che vietava non la cerimonia nella chiesa, ma il ricevimento di nozze di Stanislao Lanzotti, consigliere comunale Pdl, figlio dell'assessora regionale alla Cultura, Caterina Miraglia, nel chiostro dell'aranceto. Nonostante un bonifico di duemila euro versato due giorni prima, come concordato verbalmente dagli allora aspiranti sposi con chi gestiva il complesso monumentale seicentesco prima del commissariamento del ministero. La lettera, (protocollo 5 del 28 giugno 2012) con intestazione dei Beni culturali, indirizzata a Stanislao Lanzotti e ad Antonia de Majo, annunciava che «...a causa del permanere del sequestro giudiziario si comunica l'impossibilità di autorizzare lo svolgimento di quanto richiesto in questa congiuntura così delicata». Venivano spiegate le ragioni per concludere che «...tali motivi, i quali le signorie vostre possono ben comprendere, mi inducono quindi a revocare l'uso del chiostrino monumentale». Però il curatore giudiziario «concedeva» alcune alternative, «considerati i precedenti accordi presi», di tutto rispetto come Villa Pignatelli, il museo duca di Martina o, addirittura, il Pio Monte della Misericordia. Il matrimonio avvenne nella chiesa dei Girolamini ma nessun rinfresco nelle aree monumentali del complesso. Come ha raccontato Umberto Bile pochi giorni fa alla folta platea delle Assise di Palazzo Marigliano convocate per discutere del centro storico, la risposta è arrivata alcune settimane dopo con la richiesta di risarcimento. La motivazione? «Eccesso di potere» nel rifiutare il ricevimento e cancellare gli accordi presi con la precedente gestione dei Girolamini. Una vicenda che ha del grottesco se non dell'assurdo, visti i ruoli istituzionali ricoperti dai protagonisti. Subito dopo la confessione di Bile alle Assise si sono scatenate le ire delle associazioni dei cittadini. Una posizione ben spiegata dalla capofila «Comitato di Portosalvo». «Dopo il clamoroso sacco dei libri - ha detto il presidente Antonio Pariante - arriva la beffa del risarcimento per il mancato rinfresco nuziale. Intanto l'inchiesta si allunga e la Perla dei Decumani è nuovamente chiusa. Per questo il Comitato di Portosalvo e le associazioni, in vista del prossimo Natale, sollecitano le istituzioni interessate a fare uno sforzo comune per riaprire almeno la chiesa ai visitatori e ai fedeli. Indipendentemente da tutti gli altri problemi che poco hanno a che fare con la prestigiosa basilica di San Filippo Neri».